Il nono congresso segna l’avvio dell’era di Kim Jong Un e la promozione della figlia Ju Ae

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La messinscena del potere, a Pyongyang, segue una coreografia tanto precisa quanto simbolica, e l’edizione notturna della parata militare che ha chiuso i battenti del nono Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea non ha fatto eccezione. Mentre i media statali rilasciavano immagini accuratamente selezionate dell’evento, l’osservatorio sudcoreano, per bocca del ministero dell’Unificazione, ha tratto le sue conclusioni su quanto accaduto nelle stanze del potere durante l’assise quinquennale: la rielezione di Kim Jong Un a segretario generale, un dato scontato, ha fatto da cornice a un ricambio generazionale dell’élite e, particolare di ben altro rilievo, a una consacrazione pubblica della giovanissima figlia Ju Ae che sembra andare ben oltre la semplice apparizione di famiglia. -1-3

La ragazzina, la cui età gli analisti collocano intorno ai tredici anni anche se Pyongyang non ne ha mai confermato la data di nascita, si è presentata al fianco del padre con un capo d’abbigliamento che è tutto tranne che casuale. -1-4 Indossava un cappotto di pelle nera, identico a quello del maresciallo: un indumento che nella simbologia del regime è parte integrante dell’uniforme del “leader supremo”, una sorta di divisa che evoca autorità e controllo diretto sulle forze armate. -8 La scelta di vestire la figlia con quello stesso giacchetto, come hanno notato immediatamente gli esperti di comunicazione del regime seguiti da Seul, rappresenta un messaggio in codice diretto alla nomenklatura e, al contempo, un suggello visivo a quelle che ormai sono molto più che semplici voci di corridoio. -2-8

Del resto, l’ipotesi che Kim Ju Ae sia stata designata come erede della dinastia del Paektu aveva già trovato riscontri nelle valutazioni dell’intelligence sudcoreana, il National Intelligence Service (Nis), che nelle settimane precedenti il Congresso aveva riferito ai parlamentari di Seul di aver rilevato “segnali” inequivocabili in tal senso. -4 La ragazzina, secondo quanto filtrato dalle commissioni parlamentari, non si limiterebbe a presenziare agli eventi ma avrebbe cominciato a esprimere opinioni su alcune questioni di Stato, un’ingerenza tutt’altro che trascurabile in un sistema dove la parola del leader è legge. -4-7 Alcune fonti giornalistiche sudcoreane, citando ambienti governativi, si sono spinte oltre, arrivando a ipotizzare che Ju Ae ricopra già un ruolo operativo, quello di “direttore generale dei missili”, una posizione che, sebbene formalmente intestata a un alto funzionario, la vedrebbe interfacciarsi con i vertici militari del settore più strategico per la sopravvivenza del regime. -1-7

Il battesimo del fuoco e la normalizzazione dell’erede

La prima apparizione pubblica di Kim Ju Ae risale al novembre del 2022, quando accompagnò il padre al lancio del missile balistico intercontinentale Hwasong-17. -1-10 In quell’occasione i media di Stato la presentarono come la “figlia amata”, una definizione che già allora fece drizzare le antenne agli analisti. Da quel momento, la sua presenza al fianco di Kim Jong Un si è fatta via via più frequente e, particolare non secondario, sempre più legata a eventi militari e cerimoniali di altissimo profilo, come la recente visita al Palazzo del Sole di Kumsusan, il mausoleo dove riposano i nonni e il padre di Kim Jong Un. -4-8 La costruzione dell’immagine di Ju Ae segue un copione già visto, lo stesso che portò l’attuale leader alla ribalta quando il suo nome, allora tenuto segreto come lo è oggi quello della figlia, venne rivelato nel 2010 in concomitanza con la promozione a generale. -1

La questione onomastica, in questo senso, è tutt’altro che secondaria e aggiunge un ulteriore tassello al mosaico della successione. Il nome “Ju Ae”, che significa “amore principale”, fu rivelato per la prima volta dall’ex cestista Dennis Rodman dopo una delle sue rocambolesche visite a Pyongyang nel 2013. -1-9 Negli anni, tuttavia, sono circolate varianti come “Ju Ye” o “Ju Hye”, e recentemente il quotidiano sudcoreano The Chosun Daily ha rilanciato l’ipotesi che il vero nome della ragazza possa essere “Ju Hae”. -1-7 Un cambiamento di questo tipo, per quanto possa sembrare labile a un osservatore occidentale, rientrerebbe in una precisa strategia di consolidamento del potere: anche a Kim Jong Un, prima di essere ufficialmente presentato come successore, venne attribuito un nome diverso. -1

L’apparato militare e il messaggio oltre la dinastia

Mentre le attenzioni del mondo si concentravano sulla parata e sulla piccola first lady in erba, il nono Congresso ha prodotto anche decisioni di portata strategica immediata. Kim Jong Un, forte del rinnovo della carica, ha ribadito la linea dura nei confronti di Seul, definita ormai nei documenti ufficiali come “nemico principale e invariabile”, e ha riaffermato la necessità di potenziare senza sosta l’arsenale nucleare. -3 Le parole del leader, riportate dall’agenzia di stampa KCNA, non hanno lasciato spazio a interpretazioni: in caso di minaccia alla sicurezza, la Corea del Nord è pronta a “distruggere completamente” il Sud, una iperbole retorica che tuttavia fotografa l’assoluta mancanza di volontà di riaprire un dialogo intercoreano. -3-5

La parata stessa, d’altronde, ha offerto spunti di riflessione agli strateghi. Se da un lato non sono stati svelati nuovi missili balistici intercontinentali o sistemi d’arma strategici all’avanguardia, con una scelta che alcuni analisti hanno interpretato come un voler mantenere un certo alone di mistero sulle reali capacità, dall’altro è stata data grande enfasi alle unità di fanteria e, novità di rilievo, ai reparti che hanno operato all’estero. -2-3 La presenza di contingenti reduci dalla Russia, riconoscibili dalle bandiere esibite durante la sfilata, ha confermato ufficialmente la profondità della cooperazione militare tra Pyongyang e Mosca, un asse che preoccupa non poco le cancellerie occidentali e che aggiunge un livello di complessità ulteriore allo scenario di sicurezza regionale, già di per sé teso per le continue provocazioni missilistiche. -2-5

La costruzione di un mito dinastico al femminile

L’ascesa di Kim Ju Ae, se confermata nei fatti, rappresenterebbe una svolta epocale per un paese a trazione profondamente patriarcale come la Corea del Nord. -10 La legittimità della dinastia Kim si fonda sulla mitologia della “linea di sangue del Paektu”, il sacro monte rivoluzionario, e su una discendenza rigorosamente patrilineare. -1 Affidare la successione a una figlia, scavalcando la possibilità di un erede maschio (l’intelligence sudcoreana ritiene che Kim abbia un figlio maggiore, mai apparso in pubblico), richiederebbe un poderoso lavoro di re-ingegnerizzazione del consenso e della narrazione nazionale. -4-10

Ecco allora che il cappotto di pelle nera, la postura solenne, la posizione in piedi sul podio accanto al padre e non più defilata, diventano strumenti di questa narrazione. La macchina propagandistica di Pyongyang sta gradualmente abituando il popolo e, soprattutto, la potente élite militare e di partito, all’idea che una figura femminile possa incarnare la continuazione della stirpe. -8 La presenza sempre più ingombrante della sorella del leader, Kim Yo Jong, che negli anni ha accumulato poteri e visibilità, potrebbe aver funto da apripista in tal senso, dimostrando che le donne di casa Kim possono ricoprire ruoli di primissimo piano nella gestione dello Stato e del terrore. -4 La “era Kim Jong Un” sancita dal Congresso, insomma, porta con sé il germe della sua stessa continuità, e quel germe, oggi, ha le sembianze di un’adolescente con un giacchetto di pelle nero.

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