Ponte sullo Stretto, il Mit sulle prescrizioni: "Non mettono in discussione la fattibilità"
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Redazione Interno
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Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto per chiarire la portata del parere espresso dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sul progetto del Ponte sullo Stretto, in risposta ad alcune ricostruzioni giornalistiche che avrebbero enfatizzato il numero di prescrizioni come un ostacolo all'opera.
In una nota ufficiale, il dicastero ha precisato che la tabella sinottica dell'organo tecnico riporta 361 prescrizioni e 77 indicazioni di indirizzo, specificando che questi numeri non rappresentano un giudizio di inammissibilità o una messa in discussione della fattibilità e dell'unicità del progetto. Secondo il Mit, un simile carico di richieste è del tutto fisiologico e rientra nell'iter standard che tutte le grandi opere di interesse nazionale sono chiamate a seguire prima di poter passare alla fase esecutiva.
Il confronto con altre opere e il rapporto costo-prescrizioni
Per sostenere la propria tesi, il ministero ha istituito un parallelo con il progetto relativo ai lotti 1A, 1B e 1C della linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria, gestito da RFI. Per quegli interventi, il cui quadro economico complessivo si attestava su circa 7 miliardi di euro, il Consiglio Superiore aveva formulato all'incirca 210 prescrizioni.
Applicando lo stesso rapporto al progetto del Ponte, il cui valore è stimato in 13,5 miliardi di euro, il numero di 361 prescrizioni risulterebbe sostanzialmente coerente e proporzionale, un rapporto che il Mit definisce "in linea" con il valore socio-economico dell'opera e con il percorso amministrativo che opere di tale portata richiedono.
Le criticità tecniche emerse: vento, faglie e materiali
Il parere reso dal Consiglio Superiore, lungi dall'essere un semplice timbro burocratico, si articola in un documento di 353 pagine che contiene un sistema complesso di richieste di approfondimento. Tra i nodi più delicati sollevati dai tecnici figurano quelli relativi al comportamento aerodinamico dell'impalcato, con la necessità di eseguire nuove prove in galleria del vento su modelli aeroelastici di dimensioni maggiori, e il rischio di instabilità aeroelastica per i cavi di ormeggio, un fenomeno che dovrà trovare una soluzione già durante la cosiddetta Fase A della progettazione esecutiva.
Altrettanto rilevanti sono le richieste di indagini integrative sulla sismicità e la geologia dell'area, con particolare attenzione alle faglie di Pezzo e del sistema Piale-Musalà-Acciarello sul lato calabrese, e alle strutture sul versante siciliano, oltre a verifiche approfondite sulla durabilità di acciai, calcestruzzi e sistemi di protezione in un ambiente marino particolarmente aggressivo.
L'iter procedurale e il passaggio alla fase esecutiva
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha concesso il via libera al proseguimento della progettazione, ma la sua approvazione è condizionata al rispetto di un percorso articolato in due fasi.
La Fase A sarà dedicata proprio all'integrazione del quadro conoscitivo attraverso le indagini e le prove prescritte, e il passaggio alla Fase B non sarà automatico: il prossimo step prevede la predisposizione della documentazione necessaria per una nuova deliberazione del CIPESS, cui farà seguito il controllo della Corte dei Conti, l'organo che già in passato aveva sollevato rilievi sulla delibera precedente.
Il ministero, nella sua nota, ha comunque ribadito che "il progetto, approvato e risolto dal Consiglio Superiore, non ha subito alcun arresto ed anzi è passato alla fase successiva nel pieno rispetto dei criteri necessari", respingendo le letture che avevano interpretato le prescrizioni come un blocco dell'opera.
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