Decreto “Ponte” convertito in legge, il Mit prova a scavalcare i rilievi della Corte dei conti
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Redazione Interno
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Ci sono voluti i numeri secchi di un voto – 160 favorevoli, 110 contrari e 7 astenuti – per trasformare in legge il decreto che, a distanza di mesi dallo stop, prova a ridare ossigeno al progetto del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia. La conversione definitiva, arrivata ieri dall’Aula di Montecitorio dopo che il governo aveva già incassato la fiducia al provvedimento, non cancella però le crepe giuridiche lasciate dalla recente bocciatura della Corte dei Conti. Anzi, l’intera architettura del nuovo impianto normativo nasce proprio con l’obiettivo dichiarato – come si legge nelle relazioni tecniche – di “conformarsi” alle osservazioni dei magistrati contabili, i quali avevano ricusato la delibera del Cipess.
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nelle more della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, si trova ora a dover gestire un iter amministrativo che è stato sostanzialmente riscritto nei passaggi cruciali. Se da un lato il governo sottolinea l’urgenza di accelerare l’opera, definita strategica per il rilancio economico del Mezzogiorno, il testo approvato – che molti hanno ribattezzato “decreto commissari” – impone al dicastero guidato da Matteo Salvini una serie di adempimenti preventivi tutt’altro che banali. Tra questi, spicca la necessità di aggiornare il Piano economico finanziario (Pef) della società Stretto di Messina Spa, un passaggio che dovrà includere obbligatoriamente il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti, esattamente uno dei punti contestati dalla magistratura contabile.
Le correzioni imposte dalla magistratura contabile e il nuovo ruolo dei commissari
La Corte dei conti, nei suoi rilievi, aveva sostanzialmente smontato la delibera approvata in agosto dal Cipess, lamentando una carenza di coperture e una procedura troppo sbrigativa. Per ovviare a questo scoglio, il nuovo decreto legge (il n. 32 del 2026) ridisegna il percorso: il Mit dovrà sottoporre il progetto a un ulteriore vaglio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, oltre a dover avviare una nuova ricognizione sugli impatti ambientali, in particolare per rispettare la direttiva europea "Habitat" che tutela l’area dello Stretto. Non è un dettaglio da poco, perché lì si gioca una parte significativa della tenuta giuridica dell’opera.
C’è poi la novità legata ai poteri straordinari. Il testo introduce di fatto una doppia regia: accanto alla società concessionaria, subentra un commissario ad acta nella figura dell’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, Aldo Isi, che si occuperà specificamente dei collegamenti ferroviari complementari, godendo di poteri derogatori rispetto al codice degli appalti grazie allo “Sblocca cantieri”. Il provvedimento, nella sua interezza, si spinge oltre il solo ponte: tocca anche la messa in sicurezza del traforo del Gran Sasso, le autostrade A24 e A25 e persino la linea C della metropolitana di Roma, come specificato nei documenti di accompagnamento alla conversione.
Il calendario finanziario slitta e le risorse vengono rimodulate
Un aspetto che emerge con chiarezza dalle tabelle allegate al decreto riguarda la dimensione temporale delle risorse: il governo ha provveduto a spostare in avanti quasi 2,8 miliardi di euro. Questo importo (per la precisione 2,787 miliardi) esce dal triennio 2026-2029 per confluire nel quinquennio successivo, quello che va dal 2030 al 2034. Lo stanziamento complessivo per l’opera, frutto di stratificazioni finanziarie delle ultime leggi di bilancio, resta comunque fissato a 14,442 miliardi di euro, ma il differimento dei tempi di spesa tradisce la consapevolezza della maggioranza che i cantieri non potranno aprire a breve.
Le opposizioni, durante il dibattito alla Camera, hanno denunciato questa tempistica definendola una “pres presa in giro”. Per i deputati del centrosinistra, l’intera operazione nasconde una “scelta ideologica” che mira a tenere in vita un progetto rivelatosi economicamente ballerino pur di non investire su sanità e trasporto locale. Tuttavia, dal punto di vista procedurale, la palla passa ora al Ministero, che dovrà istruire nuovamente il dossier prima di riportarlo al Cipess.
La lunga attesa per il visto della Corte dei conti
Una volta che il Mit avrà aggiornato il piano economico-finanziario e incassato tutti i pareri richiesti (dal Consiglio superiore dei lavori pubblici all’Autorità dei trasporti), la delibera tornerà all’esame del Cipess. Solo a quel punto, il fascicolo verrà ritrasmesso alla Corte dei conti per un nuovo controllo preventivo di legittimità. È questo il nodo più critico, perché la stessa magistratura che ha stoppato l’iter la scorsa estate si troverà a dover giudicare se le correzioni apportate con la legge siano sufficienti a sanare i vizi originari.
Il decreto, infatti, non annulla quanto già fatto: la società Stretto di Messina Spa ha continuato a lavorare sugli aspetti progettuali anche durante i mesi di stallo, ma l’esito finale resta sospeso a una valutazione tecnica che nessuna norma politica può dare per scontata. Nel frattempo, sono già partiti gli atti preparatori per la nomina dei subcommissari, con l’avvertenza che per questi ruoli non sono previsti compensi aggiuntivi, a carico dei bilanci delle società coinvolte.
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