Ponte sullo Stretto, via libera del Consiglio dei Lavori Pubblici: oltre 100 prescrizioni e verifiche sismiche da fare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina ha ottenuto il via libera dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, un passaggio chiave per l'avvio della progettazione esecutiva dell'opera. Il parere dell'Assemblea generale, arrivato al termine di una lunga istruttoria, è stato positivo e unanime, come sottolineato dalla nota del Ministero dei Trasporti. Tuttavia, a dispetto della retorica trionfalistica che ha spesso accompagnato le tappe di questo progetto, il via libera è ben lungi dall'essere incondizionato.

L'ok del Consiglio, infatti, è accompagnato da un imponente elenco di prescrizioni tecniche, raccomandazioni e richieste di approfondimento che, di fatto, rimettono in discussione diversi aspetti cruciali del progetto, gettando un'ombra di scetticismo sulla reale possibilità di vedere presto un cantiere operativo sullo Stretto.

Le prescrizioni tecniche: un "sì ma" che pesa come un macigno

Quel che trapela dalle indiscrezioni e dalle ricostruzioni giornalistiche è un quadro molto più complesso e articolato rispetto al semplice annuncio del via libera. Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, organo tecnico indipendente, ha espresso un parere che alcuni definiscono un "sì ma", un via libera zavorrato da oltre un centinaio di prescrizioni e raccomandazioni. Queste non sono mere formalità, ma vere e proprie condizioni che la società Stretto di Messina dovrà soddisfare prima di poter procedere.

L'analisi del Consiglio è contenuta in una corposa relazione di oltre 300 pagine, che ripercorre e critica punti nevralgici del progetto, molti dei quali erano già stati sollevati in passato da ambientalisti, amministrazioni locali e persino dal Ministero dell'Ambiente. Si va dall'altezza del cosiddetto "franco navigabile" alla capacità dell'opera di smorzare le vibrazioni causate da vento, traffico o eventi sismici, passando per la qualità dei materiali e le analisi geologiche, considerate in larga parte obsolete.

Geologia e rischio sismico: il nodo più spinoso del progetto

Il punto più delicato, e su cui si concentrano le critiche più feroci, riguarda la geologia dell'area dello Stretto, una delle più complesse dal punto di vista tettonico dell'intero Mediterraneo. La relazione tecnica del Consiglio Superiore ha evidenziato "criticità conoscitive" e ha definito "irrinunciabili" nuove indagini integrative per completare il quadro conoscitivo del sottosuolo.

Buona parte delle informazioni geologiche, sismiche e stratigrafiche a disposizione, sottolineano i tecnici, risale a decine di anni fa e si basa su tecnologie oggi superate, rendendo di fatto obsolete le procedure interpretative utilizzate. Questa è una critica pesantissima per un'opera che dovrebbe attraversare un'area sismica ad altissimo rischio, come dimostra il tragico esempio del terremoto del 1908 che rase al suolo Messina e Reggio Calabria.

Il Consiglio ha quindi imposto una serie di verifiche approfondite sulle faglie attive della zona. Sul versante calabrese, si dovrà "verificare consistenza, attività e capacità della faglia di Pezzo" e gli effetti che una sua attivazione avrebbe sui viadotti. Analoghi accertamenti sono stati prescritti per le faglie Piale-Musalà-Acciarello.

Sulla sponda siciliana, l'attenzione si concentra sulle faglie che interessano gallerie, viadotti e svincoli, con la possibilità che le nuove indagini possano "escludere o accertare la presenza di ulteriori faglie" non rilevate in precedenza. Un recente studio pubblicato sulla rivista Tectonophysics, che ha analizzato oltre 2.400 terremoti, ha già messo in guardia dalla pericolosità di un sistema di faglie "a mosaico" e interconnesso, che si deforma ancora oggi, piuttosto che dalla rassicurante ipotesi di una singola faglia.

Questi nuovi dati scientifici non fanno che rendere ancora più stringente la richiesta di approfondimenti da parte del Consiglio.

Reazioni e prossimi passi: tra ottimismo di facciata e scetticismo

Nonostante la mole di prescrizioni, l'amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha accolto con favore il parere del Consiglio, dichiarandosi soddisfatto e annunciando che i suoi tecnici esamineranno le osservazioni per fornire una "pronta risposta tecnica".

L'obiettivo dichiarato è quello di predisporre un faldone di controdeduzioni entro la fine di agosto per consentire al ministero delle Infrastrutture di trasmettere la documentazione al Cipess e alla Corte dei Conti, nella speranza di poter avviare la "fase realizzativa" già nell'ultimo trimestre dell'anno. Il ministro Matteo Salvini, dal canto suo, si è augurato che i cantieri possano aprire entro la fine dell'anno, esprimendo fiducia nel lavoro svolto.

Le associazioni ambientaliste, come Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf, hanno invece accolto la notizia con profondo scetticismo. Per loro, il parere del Consiglio Superiore non fa che confermare tutti i dubbi sollevati in passato su aspetti ambientali, sismici, strutturali ed economici.

La critica principale è che il Governo abbia chiesto il parere al Consiglio in una fase proceduralmente sbagliata, dopo il parere Via, costringendo di fatto a rimandare alla progettazione esecutiva (che si avvia solo con l'assegnazione dell'appalto) lo scioglimento di nodi fondamentali che avrebbero dovuto essere già risolti nella progettazione definitiva. Il rischio, secondo i critici, è che si vada avanti a colpi di annunci e di accelerazioni, senza avere ancora risposte certe sulla sicurezza di un'opera che, con i suoi 3.666 metri di lunghezza e una campata centrale di 3.300 metri, è destinata a essere il ponte sospeso a campata unica più lungo del mondo. Il via libera del Consiglio, dunque, è solo l'ultima tappa di un iter che si preannuncia ancora lungo e irto di ostacoli, prima di poter vedere una vera e propria prima pietra.

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