Tour of Slovenia, la seconda tappa si decide in volata ma una caduta la sospende per quasi mezz'ora

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il secondo atto del Tour of Slovenia 2026, una frazione che da Radlje ob Dravi conduceva fino al traguardo di Ormož dopo un percorso di oltre 181 chilometri, si è risolto con un arrivo in volata che ha sorriso al serbo Dusan Rajovic, il quale ha così scalzato il neozelandese Laurence Pithie, vincitore della tappa inaugurale.

Eppure la giornata, quella di ieri, resterà impressa nella memoria collettiva degli appassionati non tanto per la volata conclusiva quanto per un episodio che ha rischiato di compromettere l'intera corsa: una caduta che ha coinvolto un gruppo di atleti – stando a quanto ricostruito si tratterebbe di cinque o sei corridori – e che, per la sua gravità, ha messo fuori uso tutte le ambulanze al seguito della competizione.

Con il personale sanitario impegnato a prestare le prime cure ai malcapitati, la giuria non ha avuto altra scelta che neutralizzare la corsa, fermando il gruppo per un tempo che si è aggirato intorno ai venticinque minuti, in attesa che le vetture potessero tornare operative e riprendere il loro consueto posto in coda al plotone.

La dinamica dell'incidente e la sospensione della corsa

Il momento critico della giornata si è verificato quando mancavano poco più di trenta chilometri al traguardo; una brutta caduta, verificatasi in una discesa che caratterizzava il tracciato collinare di questa seconda tappa, ha costretto il medico di gara a fermarsi per assistere i corridori coinvolti, cinque secondo le prime ricostruzioni. la mancanza di ambulanze disponibili ha reso necessaria una sospensione a tempo indeterminato, con il direttore di corsa che, dopo aver radunato il gruppo, ha spiegato la situazione al leader della generale, lo stesso Pithie, comunicando poi ufficialmente la neutralizzazione.

Il gruppo si è accodato in mezzo alla strada, in una zona rurale, dove i corridori hanno approfittato della sosta per rifornirsi di liquidi e attendere il via libera, che è arrivato solo dopo che le ambulanze, terminate le operazioni di soccorso, hanno potuto riallinearsi al seguito della corsa, percorrendo gli ultimi ventisei chilometri. una gestione, quella della gara, che ha dimostrato come la sicurezza dei corridori sia un aspetto prioritario, e tale da prevalere su qualsiasi altra esigenza organizzativa, anche a costo di spezzare il ritmo di una competizione che, fino a quel momento, aveva viaggiato a ritmi sostenuti.

Il trionfo di Rajovic e il lavoro della squadra

Ripresa la corsa, la Red Bull – BORA – hansgrohe, la formazione del leader Pithie, ha immediatamente alzato il ritmo per ricompattare il gruppo e preparare la volata per il proprio uomo di punta, gestendo la fase finale e i passaggi dell'ultima asperità, il GPM di Jeruzalem.

Tuttavia, nonostante il lavoro della squadra tedesca, allo sprint è emersa la potenza di Dusan Rajovic, che ha saputo sfruttare il treno dei compagni della Solution Tech NIPPO Rali per piazzarsi nella posizione ideale e lanciare la sua progressione; il serbo è stato capace di imporre la sua forza sulla distanza breve, precedendo l'australiano Laurence Pithie, che si è dovuto accontentare del secondo posto, e il greco Nikiforos Arvanitou, mentre il quarto posto è andato all'italiano Enrico Zanoncello.

Per Rajovic si tratta di un successo che porta la firma del collettivo, un trionfo costruito metro dopo metro dalla sua squadra, italo-giapponese, che ha protetto il proprio sprinter nei momenti concitati della frazione. Nonostante la beffa, Pithie conserva la maglia di leader della classifica generale, forte del vantaggio accumulato nella tappa precedente, e ora vanta un margine di nove secondi sull'olandese Axel Van der Tuuk.

La cronaca di una tappa segnata da due facce della stessa medaglia

La seconda frazione del Tour of Slovenia si è caratterizzata, dunque, per un doppio volto: da un lato la spettacolarità della volata e l'esplosività dei velocisti, dall'altro l'incidente che ha messo in luce le difficoltà logistiche che possono presentarsi in una corsa a tappe.

La fuga di giornata, composta da cinque atleti, era partita subito dopo il via e aveva guadagnato un vantaggio massimo di tre minuti, venendo però ripresa all'ingresso nella parte più vallonata del percorso; la caduta è arrivata proprio nel momento in cui il gruppo si apprestava ad affrontare l'asperità principale, creando un caos che ha richiesto l'intervento di tutte le risorse mediche a disposizione.

Il rientro in gara, una trentina di minuti dopo, ha di fatto accorciato la frazione, ma ha permesso di disputare una volata a ranghi compatti in cui il serbo ha dimostrato di avere qualcosa in più rispetto alla concorrenza, anche se il leader Pithie, con la sua seconda piazza, ha dato prova di grande solidità e continuità di rendimento.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.