Il Como ritrova Diao e Goldaniga, ma per Baturina la sfida col Lecce arriva troppo presto
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Redazione Sport
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Alla vigilia del match che domani pomeriggio allo stadio Sinigaglia vedrà il suo Como opposto al Lecce, Cesc Fàbregas ha affrontato i microfoni della sala stampa con la consueta schiettezza, alternando aggiornamenti sull'infermeria a considerazioni più profonde sul momento che sta attraversando la sua squadra, reduce dall'exploit dello Stadium contro la Juventus di Luciano Spalletti. Il tecnico spagnolo, che non aveva lesinato complimenti ai bianconeri definendoli “il Real Madrid d'Italia” già nell'immediato post-partita di Torino, è tornato a parlare della maturità ritrovata del gruppo, un aspetto, questo, su cui sembra voler costruire la continuità di risultati.
La novità principale, in vista della ventisettesima giornata di campionato, riguarda il reparto offensivo e quello difensivo. Come confermato dallo stesso Fàbregas, Assane Diao e Edoardo Goldaniga tornano infatti a essere disponibili e figurano tra i convocati – un ritorno, quello dell'attaccante, che lo staff tecnico gestirà con cautela, non prevedendone un impiego dal primo minuto. Discorso opposto, invece, per Martin Baturina. Il centrocampista croato, elemento chiave nello scacchiere lariano, non ce la fa per l'impegno contro i salentini. L'allenatore ha lasciato intendere che la sua situazione verrà rivalutata in vista del prossimo impegno, quel martedì che porterà i lariani ad affrontare l'Inter nella semifinale di andata della Coppa Italia; un appuntamento, quest'ultimo, che potrebbe inevitabilmente influenzare qualche scelta di formazione immediata.
La gestione del gruppo e le difficoltà di comunicazione
Analizzando la preparazione del match, l'allenatore ha sottolineato come la squadra affronti l'impegno con la normalità di chi ha ormai preso le misure al campionato. Ci si aspetta, ha spiegato, un Lecce venuto a Como con l'intenzione di competere su ogni pallone per portare a casa punti pesanti in chiave salvezza. Fàbregas ha poi voluto ribadire l'importanza di approcciare la gara con umiltà e serenità, elementi che dovranno guidare la preparazione meticolosa di una partita definita “importante”. Nel corso della conferenza, l'allenatore si è soffermato anche su un aspetto spesso sottovalutato ma cruciale come la comunicazione tra la panchina e il terreno di gioco. Ha raccontato, a tal proposito, un episodio capitatogli a Torino: per cinque lunghi minuti aveva tentato di trasmettere un'indicazione specifica a Da Cunha, ma l'atmosfera surreale di uno stadio caldo e il rumore assordante rendevano impossibile qualsiasi tipo di dialogo efficace, impedendogli di spiegare al meglio ciò che vedeva necessario correggere.
Il rebus del calendario e le critiche alla programmazione
Non sono mancate, infine, riflessioni a voce più alta riguardanti l'organizzazione del calendario, un tema che da settimane sta sollevando più di qualche polemica negli ambienti del calcio italiano. Il tecnico spagnolo, senza mezzi termini, ha definito complicata l'analisi di situazioni come quella che vede il Cagliari opposto al Como di sabato. Ha manifestato tutto il suo disappunto per una programmazione che, a suo dire, andrebbe gestita diversamente: ha citato il caso della Fiorentina, comprensibilmente impegnata in Coppa Italia, ma ha poi allargato il discorso alla disparità di trattamento tra formazioni impegnate su più fronti e altre, come la sua, costruite senza l'obiettivo di competere in Europa. “Perché non dare riposo ad una squadra che non è costruita per giocare in Europa?”, si è chiesto retoricamente Fàbregas, lasciando intendere come certi accorpamenti finiscano per alimentare un clima di sospetto. Un clima, ha aggiunto, in cui alla fine si finisce per parlare solo di lati negativi – che si tratti di decisioni arbitrali o di scelte sul calendario – allontanando l'attenzione dal gioco e dalla bellezza dello sport.




