Il setaccio della Finanza sugli affitti brevi, dal centro di Roma al lago di Garda: sette evasori totali e una truffa da un milione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il business delle locazioni turistiche, quelle con contratti di durata non superiore ai trenta giorni, è finito sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza, che in queste settimane sta portando avanti una campagna di verifiche a tappeto su tutto il territorio nazionale. Le attività ispettive, lungi dal limitarsi a un controllo meramente cartolare, si stanno concentrando sugli annunci pubblicati online, setacciando piattaforme e portali per stanare chi opera nell’illecito, e i primi risultati, come spesso accade in questi casi, non hanno tardato a venire a galla. L’obiettivo dichiarato delle Fiamme Gialle è duplice: contrastare l’evasione fiscale, che in questo settore assume le forme più disparate, e reprimere l’abusivismo, un fenomeno che danneggia gli operatori onesti e, talvolta, mette a repentaglio la sicurezza dei turisti stessi.
Dai controlli sul Garda emergono sette evasioni e il mancato rispetto delle regole regionali
Un esempio concreto dell’intensificazione dei controlli arriva dalla provincia di Brescia, dove i militari del comando provinciale hanno passato al setaccio trentadue strutture ricettive, concentrandosi in particolare sulle rinomate località turistiche del lago di Garda e sui comprensori montani. Le verifiche, come riportato da fonti locali, hanno permesso di scoprire sette casi di evasione totale, con i proprietari degli immobili che avevano omesso di dichiarare al Fisco interi flussi di reddito derivanti dalle locazioni, per un ammontare complessivo che supera i settecentocinquantamila euro di base imponibile sottratta a tassazione. A questi sette casi, si aggiungono tredici violazioni delle normative regionali che la Lombardia ha messo a punto per disciplinare in modo specifico la gestione delle case vacanza, un segnale, quest’ultimo, di come l’attenzione non si concentri solo sugli aspetti prettamente fiscali ma anche sul rispetto delle regole di settore, che spaziano dagli obblighi di comunicazione alle dotazioni di sicurezza.
Il Giubileo come trappola: la procura di Velletri scopre una maxi truffa sugli alloggi inesistenti
Se nel bresciano l’illecito si consumava prevalentemente nel perimetro dell’evasione, a Roma la cornice del Giubileo ha fatto da palcoscenico a un fenomeno ben più grave e subdolo, che dalla semplice irregolarità amministrativa scivola nel territorio della truffa. La procura di Velletri, in particolare, ha coordinato un’indagine che ha portato alla luce un articolato sistema di frode online: alcuni soggetti, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, pubblicavano su noti portali di intermediazione annunci di appartamenti e bed & breakfast in affitto per i pellegrini e i turisti diretti nella Capitale, salvo poi rivelarsi inesistenti o, comunque, non nella disponibilità di chi li proponeva. I malcapitati, attirati da prezzi spesso competitivi e dalla promessa di una sistemazione in prossimità degli eventi giubilari, versavano caparre o l’intero importo del soggiorno, e solo in un secondo momento si rendevano conto di essere caduti in una rete ben congegnata. Il raggiro, secondo le stime della procura, avrebbe permesso agli indagati di incassare oltre un milione di euro, una somma che testimonia la portata del fenomeno e la necessità di un monitoraggio costante.
L’analisi del rischio e le banche dati come nuove armi per stanare gli abusivi
Per far fronte a un settore in continua espansione, la Guardia di Finanza ha messo a punto un nuovo piano operativo per il 2026, che punta a rendere i controlli sempre più mirati ed efficaci grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie. Un ruolo centrale in questa strategia lo gioca l’analisi del rischio, sviluppata in sinergia con l’Agenzia delle Entrate all’interno di appositi centri di analisi interistituzionali. Incrociando i dati contenuti nelle banche dati pubbliche e private, dalle dichiarazioni fiscali alle informazioni provenienti dalle piattaforme digitali, è possibile individuare con maggiore precisione i soggetti che presentano profili di rischio elevato, come ad esempio coloro che pubblicano numerosi annunci senza essere in possesso del codice identificativo nazionale (Cin), un elemento che da solo può far scattare un campanello d’allarme. L’attenzione, in questo senso, non si limita ai piccoli proprietari, ma si estende anche alle grandi piattaforme online, chiamate a rispondere del corretto versamento delle ritenute sui canoni intermediati, un fronte sul quale in passato erano già emerse criticità rilevanti.




