Freccia Vallone, il francese Seixas (19 anni) vince e riscrive la storia sul Muro di Huy

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un istante, in certe corse che sono più di una corsa, in cui il tempo sembra sospendersi per lasciare spazio a qualcosa che somiglia a un verdetto. Quel momento, alla 90ª edizione della Freccia Vallone, è arrivato sull’ultima delle tre scalate al Muro di Huy, là dove la pendenza tocca il 26% e ogni indecisione paga dazio. A coglierlo è stato Paul Seixas, diciannove anni, francese del Team Decathlon, che con uno scatto netto nell’ultimo chilometro e mezzo ha spezzato il gruppetto dei migliori e si è presentato da solo sul traguardo. Nessuno, tra gli inseguitori, è riuscito a riagganciare quella ruota; e così, alle spalle del giovane fenomeno – professionista dal 2025, già vincitore di un Giro dei Paesi Baschi – sono arrivati lo svizzero Mauro Schmidt (Jayco Alula) e, completando il podio, Ben Tulett.

Un record che cancella un nome del 1936

Quella di Seixas non è soltanto una vittoria, ma un pezzo di storia destinato a restare negli almanacchi. Mai nessuno, prima di lui, era riuscito a imporsi nella classica delle Ardenne a un’età così bassa. Il primato apparteneva al belga Philémon De Meersman, che nel 1936 – alla prima edizione della gara – trionfò a ventun anni. Seixas, invece, li ha compiuti da poco, eppure il suo palmarès conta già sette successi tra i professionisti; numeri che lo consegnano alla scena internazionale non più come promessa, ma come realtà concreta. Sull’ascesa decisiva del Muro di Huy – quella che ogni anno separa i campioni dai gregari – ha imposto un ritmo inesorabile, accompagnato da una gestione della fatica che appartiene ai corridori navigati. Una maturità sorprendente, per un ragazzo che ha trasformato la leggerezza dell’età in potenza pura.

Il muro dei grandi: da Merckx a Valverde

La Freccia Vallone, va ricordato, non è una classica qualsiasi. Nata nel 1936, conclude idealmente il trittico delle Ardenne – dopo l’Amstel Gold Race (vinta domenica scorsa da Evenepoel) e in attesa della Liegi-Bastogne-Liegi – e da sempre premia i grimpeur dal polso fino, quelli che sanno dosare lo sforzo su una salita breve ma terribile. L’albo d’oro, del resto, parla chiaro: Eddy Merckx l’ha vinta tre volte, come a voler ribadire che nessun monumento gli era estraneo. E poi figurano nomi del calibro di Moreno Argentin, Roger De Vlaeminck, Bernard Hinault, Davide Rebellin, Giuseppe Saronni. Ma il record assoluto di affermazioni appartiene allo spagnolo Alejandro Valverde, capace di trionfare in cinque occasioni. A questo elenco, da oggi, si aggiunge un diciannovenne che ha saputo fare a pezzi la logica dell’esperienza.

Lo scatto che ha deciso tutto

L’azione decisiva – quella che gli addetti ai lavori ricorderanno per anni – è maturata a meno di 1500 metri dal traguardo. Seixas, che nel corso della gara non aveva mai dato l’impressione di soffrire, ha allungato con una progressione regolare ma inarrestabile; alle sue spalle, il gruppetto dei migliori ha provato a organizzarsi, senza però trovare un’intesa efficace. Schmidt ha chiuso secondo, staccato di alcuni secondi, mentre Tulett ha completato un podio che certifica il ricambio generazionale in atto nel ciclismo mondiale. Per il francese del team Decathlon – che veste la maglia della squadra con cui è passato professionista appena un anno fa – si tratta del primo grande classico in carriera. E chissà (anche se qui non si fanno pronostici) che questo Muro di Huy, con la sua pendenza da capogiro, non diventi presto il suo salotto di casa.

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