Seixas e la sfida dei giganti alla Liegi: Pogacar cerca il tris stagionale ma il francese ha già fatto tremare il muro di Huy
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Redazione Sport
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È bastato l’attacco secco a trecento metri dal traguardo, quello sferrato mercoledì scorso sullo strappo infernale del Muro di Huy, per trasformare Paul Seixas da semplice promessa del ciclismo mondiale a realtà concreta e sorprendente della stagione 2026. Il diciannovenne francese, che alla Freccia Vallone ha strappato il primato di precocità soffiandolo a nomi altisonanti del passato, si presenta oggi al via della 112esima Liegi-Bastogne-Liegi con un’aura completamente diversa rispetto ai suoi esordi, quella di chi non deve più chiedere il permesso ai grandi per attaccare, ma può anzi dettare legge nelle corse più dure del calendario. Oltre al successo sulle rampe di Huy, che lo ha consacrato agli occhi di un’intera nazione, il giovane talento della Decathlon CMA CGM vanta sette vittorie in questa prima parte di annata, tra cui spiccano il Giro dei Paesi Baschi (condito da due affermazioni parziali) e il secondo posto alle Strade Bianche, risultati che ne fanno il plurivittorioso del 2026 insieme a un certo Remco Evenepoel.
Le parole della vigilia e la consapevolezza di un predestinato
In una conferenza stampa che ha preceduto l’ultima grande classica primaverile, Seixas non ha mostrato timore reverenziale né nei confronti del palcoscenico, né degli avversari che lo attendono sulle strade belghe. “La vittoria alla Freccia mi ha dato un po’ più di fiducia, ma sarà una gara completamente diversa: qui ci saranno altri avversari fortissimi che non c’erano mercoledì”, ha spiegato il transalpino, sottolineando come l’asticella della difficoltà stia per alzarsi vertiginosamente con l’arrivo del fuoriclasse sloveno Tadej Pogacar. Pur non nascondendo l’entusiasmo per il momento magico che sta vivendo, il corridore di Lione ha voluto mantenere i piedi ben piantati a terra, consapevole che corse come la Doyenne, la decana delle classiche, hanno una storia e un peso specifico incommensurabili: “Dal divano si potrebbe pensare che sia facile quando Pogacar non c’è, ma non è affatto così: il livello del World Tour è altissimo e bisogna sempre dare il massimo per vincere”.
Per preparare al meglio l’appuntamento, Seixas può contare su un piccolo, grande vantaggio psicologico: la conoscenza diretta del percorso. Il francese, infatti, si è già imposto nella Liegi-Bastogne-Liegi nel 2024, sebbene nella categoria Junior, quando arrivò tutto solo sul traguardo staccando di nove secondi il diretto inseguitore. Quell’esperienza, sebbene lontana dalla violenza e dalla lunghezza della corsa Elite (che si snoda per circa 260 chilometri con quasi quattromila e cinquecento metri di dislivello positivo), gli ha permesso di memorizzare le insidie delle côte decisive, una su tutte la mitica Redoute, e di studiare i punti migliori dove piazzare l’accelerazione. “Seguivo molto la corsa in tv, ma aver corso qui da junior mi aiuta a conoscere meglio le diverse salite”, ha ammesso, mostrando una maturità tattica che solitamente appartiene ai veterani più che ai giovanissimi.
L’incognita Pogacar e il grande trionfo mancato alla Roubaix
Sulla carta, il dominatore incontrastato di questa Liegi non può che essere Tadej Pogacar, il quale si presenterà in Belgio forte di un palmares che parla chiaro: tre successi nella corsa vallone (2021, 2024, 2025) e dodici Monumenti in carriera, numeri che lo proiettano verso la caccia al record assoluto di Eddy Merckx. Il capitano della UAE Emirates, reduce da una primavera di altissimo livello, arriva a questo appuntamento con il dente un po’ più avvelenato del solito: dopo aver vinto Milano-Sanremo e Giro delle Fiandre, il suo filotto si è interrotto due settimane fa sulla pavé della Parigi-Roubaix, dove è stato costretto ad arrendersi al belga Wout van Aert chiudendo al secondo posto. Quella battuta d’arresto, lungi dall’intaccare la sua sicurezza, ha probabilmente acuito la sua fame di vittoria, trasformandolo in un avversario ancora più pericoloso per chiunque provi a stargli davanti.
Lo sloveno, da par suo, ha già avuto modo di testare la forza del suo giovane rivale nelle poche occasioni in cui si sono incrociati. Nella Strade Bianche di inizio marzo, Seixas fu l’unico corridore capace di reggere il suo terribile allungo a settantotto chilometri dal traguardo per qualche centinaio di metri, un gesto che non è passato inosservato agli occhi del fuoriclasse sloveno. “Ha una gamba incredibile, è una vera macchina”, dichiarò Pogacar al termine di quella corsa, elargendo un complimento che suona quasi come una dichiarazione di stima e, al tempo stesso, come un avvertimento per i rivali. La domanda che aleggia tra gli addetti ai lavori, oggi, è un’altra: Seixas sarà capace di alzare ulteriormente il proprio livello per reggere il ritmo dei big per l’intera durata della Doyenne, oppure cederà nella temibile “ora finale” per mancanza di esperienza sulle distanze massime del ciclismo?
Evenepoel e il ruolo degli outsider in una corsa che si preannuncia esplosiva
Sebbene l’attenzione mediatica sia quasi interamente catalizzata dal dualismo (o meglio, trialismo) tra Pogacar, Evenepoel e Seixas, la vigilia della Liegi regala altresì spunti interessanti per quanto riguarda gli altri contendenti. Patrick Lefevere, ex dirigente storico e opinionista di peso, ha recentemente descritto questa edizione come “una battaglia a tre da non perdere”, suggellando l’ingresso ufficiale del francese nell’élite mondiale delle corse. Anche il direttore tecnico del Team Visma, Frans Maassen, si è unito al coro di elogi per il 19enne, definendolo “la nuova stella” del ciclismo e apprezzandone la mentalità offensiva: “È bello vedere un ragazzo così giovane correre senza paura, con una grande mentalità”.
Dalla sua parte, Seixas ha l’entusiasmo e la spensieratezza di chi non ha nulla da perdere, caratteristiche che spesso nelle grandi classiche fanno la differenza più della pura potenza. Tuttavia il banco di prova sarà durissimo, non solo per la presenza di Pogacar e Evenepoel, ma anche per quella di una pattuglia di outsider agguerriti pronti a inserirsi nella bagarre. I nomi di Mauro Schmid, Mattias Skjelmose e del transalpino Kevin Vauquelin sono stati accostati più volte alla possibilità di un piazzamento nella top five, senza dimenticare gli altri francesi Lenny Martinez e Romain Gregoire, che in una giornata ideale potrebbero recitare la parte degli attori protagonisti. L’unica nota stonata, per certi versi scontata, arriva dal fronte italiano: degli azzurri al via, da Giulio Ciccone ad Andrea Vendrame, nessuno sembra poter ambire realisticamente al gradino più alto del podio, relegati a un ruolo di comparse in uno spettacolo che promette fuochi d’artificio.




