Bollette e carburanti, per famiglie e imprese umbre stangata da mezzo miliardo di euro
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Redazione Economia
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Nel 2026 famiglie e imprese dell'Umbria dovranno sborsare 507 milioni di euro in più rispetto all'anno precedente per coprire i costi di energia elettrica, gas e carburanti, portando il conto totale delle bollette e dei rifornimenti alla cifra record di 3,65 miliardi di euro.
È quanto emerge dalle stime elaborate dall'ufficio studi della Cgia di Mestre sulle conseguenze economiche del conflitto nel Golfo Persico, che a cinque mesi dall'esplosione delle tensioni nell'area dello Stretto di Hormuz continua a pesare in modo significativo sui bilanci delle famiglie e sulla competitività del tessuto imprenditoriale.
La stangata in Umbria: numeri e dettagli
L'incremento percentuale della spesa totale in Umbria si attesta al +16,1 per cento, un dato che si allinea alla media del Centro Italia (+16,1 per cento) e supera lievemente la media nazionale (+16,0 per cento). Nella graduatoria nazionale relativa all'impatto assoluto dei rincari, la regione si posiziona al 17esimo posto, ma se si guarda alle singole voci di spesa emergono criticità ben più marcate.
L'analisi per tipologie di consumo evidenzia il notevole peso della spesa per i carburanti, che registra in Umbria un aumento del +20,8 per cento, corrispondente a 239 milioni di euro aggiuntivi e a un totale complessivo di 1,389 miliardi di euro.
I dati diffusi dalla Cgia di Mestre offrono un quadro dettagliato di come la crisi energetica stia colpendo in modo differenziato i vari territori e settori produttivi. Per quanto riguarda l'energia elettrica, l'aumento stimato in Umbria è del 12,8 per cento, pari a 181 milioni di euro aggiuntivi per un totale di 1,592 miliardi, una variazione sostanzialmente identica alla media nazionale e a quella del Centro, entrambe attestate al +12,9 per cento.
Particolarmente accentuato risulta invece l'aumento del costo del gas, per il quale l'Umbria registra un +14,9 per cento, pari a 87 milioni di euro in più e a una spesa finale di 671 milioni: si tratta dell'incremento percentuale più elevato tra tutte le regioni del Centro Italia, superiore al dato del Lazio (+14,3 per cento), della Toscana (+14,7 per cento) e delle Marche (+14,4 per cento), oltre che alla media nazionale (+14,6 per cento).
Le ripercussioni nazionali e il confronto con le altre regioni
A livello nazionale, la stima della spesa aggiuntiva per famiglie e imprese ammonta a 28,9 miliardi di euro (+16 per cento), per un totale di 209,6 miliardi di euro. La Cgia sottolinea come si tratti di un conto salato che rischia di pesare soprattutto sulle famiglie economicamente più fragili, sulle aziende di trasporto di persone e merci e sulle imprese a elevato consumo di energia.
Il rincaro maggiore riguarderà benzina e diesel, con una spesa extra di 13,6 miliardi di euro (+20,4 per cento rispetto al 2025), seguiti dall'energia elettrica con 10,2 miliardi (+12,9 per cento) e dal gas con 5 miliardi (+14,6 per cento).
Dal punto di vista geografico, i rincari in termini assoluti colpiscono in misura maggiore i territori a più alta densità abitativa e produttiva, quali Lombardia (+5,4 miliardi), Emilia-Romagna (+3 miliardi) e Veneto (+2,9 miliardi). A questo proposito, gli analisti evidenziano che a subire l'impatto più pesante saranno le aree geografiche più popolose e con la maggiore vocazione manifatturiera e commerciale del Paese.
L'Umbria, con i suoi 507 milioni di euro aggiuntivi, si colloca al 17esimo posto in questa graduatoria, preceduta da regioni come il Lazio (2,7 miliardi) e la Toscana (1,9 miliardi) e seguita solo da Basilicata, Molise e Valle d'Aosta.
Le cause della crisi e le possibili contromisure
L'origine dei rincari si lega all'andamento dei mercati a cinque mesi dall'inizio del conflitto nel Golfo Persico. Secondo le rilevazioni della Banca d'Italia, il prezzo del petrolio è balzato di circa il 45 per cento, mentre il gas naturale sul mercato europeo ha segnato un incremento superiore al 40 per cento rispetto ai livelli pre-ostilità, con un'impennata particolarmente marcata del prezzo del gas al MWh che ha toccato il 71,6 per cento.
L'Italia, paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, risente in modo diretto di questi shock esterni: per il greggio la dipendenza dai paesi del Golfo è in linea con la media europea (circa il 10 per cento), ma per il gas naturale (11 per cento) e i prodotti raffinati (un quarto del totale) l'esposizione è decisamente superiore.
Sul piano delle contromisure, il Governo ha finora stanziato 7 miliardi di euro per calmierare le bollette e ridurre le accise sui carburanti, coprendo circa un quarto dell'aggravio stimato. L'esecutivo, sotto pressione da parte di opposizioni e mondo economico, sta ora pensando a un altro intervento a breve sulle accise.
In merito al ruolo delle istituzioni comunitarie, il centro studi rimarca come di fronte a uno scenario così preoccupante, l'Unione Europea sembri essere la grande assente, un atteggiamento ben diverso da quello adottato dopo l'invasione russa dell'Ucraina, quando Bruxelles autorizzò anche l'Italia a ridurre l'Iva sulle bollette e introdusse un tetto al prezzo del gas per contenerne la volatilità.
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