Mattarella avverte: aggressione alla Ue e disinformazione minano l'ordine democratico
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Redazione Interno
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In un discorso di netta fermezza, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha denunciato quella che ha definito una “disordinata e ingiustificata aggressione” nei confronti dell’Unione Europea, tesa ad alterare sistematicamente la verità dei fatti. La sua analisi, che non lascia spazio ad ambiguità, colloca questa offensiva in un quadro internazionale più ampio e preoccupante, dove si moltiplicano le minacce alle fondamenta stesse delle democrazie liberali. Mattarella ha osservato, con parole che risuonano come un monito, come sia “singolare” che proprio nel momento in cui emergono tentativi di cooperazione tra stati, si scateni invece un attacco ideologico contro un’istituzione che rappresenta una delle esperienze storiche di maggior successo per la democrazia e i diritti, svilita fino a essere dipinta come un’organizzazione oppressiva. Il capo dello Stato, il cui pensiero si è mantenuto coerente da quel fatidico febbraio del 2022, ha quindi ribadito un principio cardine della sua visione: è semplicemente “aberrante” qualsiasi tentativo di ridefinire i confini nazionali ricorrendo all’uso della forza militare, in un chiaro riferimento alle vicende che continuano a insanguinare il continente europeo.
L'offensiva della disinformazione
Il presidente ha poi approfondito un altro fronte di crisi, quello dell’informazione e della sovranità digitale, indicando una delle sfide più subdole per gli stati di diritto. Ha parlato, infatti, della nascita di “inediti ma opachi centri di potere”, di fatto sottratti al controllo giurisdizionale degli stati nazionali e degli organismi sovranazionali, i quali dispongono di “vaste capacità di influenza” direttamente sui cittadini e, di conseguenza, sulle scelte politiche sia interne che internazionali. Si tratta di un’allusione precisa alle pericolose attività di disinformazione condotte attraverso piattaforme e canali che, aggirando ogni regola e accountability, mirano a manipolare il dibattito pubblico e a erodere la fiducia nelle istituzioni democratiche, minando la coesione sociale dall’interno senza bisogno di proiettili.
Le distorsioni della guerra economica
Nessun aspetto delle relazioni internazionali sembra immune, secondo l’analisi di Mattarella, neppure quello economico e commerciale, campo di una tensione crescente. Egli ha criticato senza mezzi termini la diffusione di politiche e strumenti volti ad “artificiosamente” rafforzare un singolo paese a scapito di tutti gli altri. Tra le “distorsioni più significative” ha elencato esplicitamente la sovraccapacità produttiva, il dumping, i dazi protezionisti, il dominio sulle catene di approvvigionamento globale e varie forme di coercizione economica. Queste pratiche, ha avvertito, “nuocciono a un mondo pacifico e interdipendente”, compromettendo quello spirito di collaborazione necessario per affrontare le crisi globali e gettando le basi per nuovi conflitti, sebbione di natura diversa da quelli tradizionali.
La coerenza di una linea diplomatica
La doppia uscita pubblica in pochi giorni sul medesimo filone tematico non è affatto casuale, ma segnala piuttosto la volontà di tenere alta l’attenzione su pericoli che il capo dello Stato percepisce come concreti e immediati. In uno scenario internazionale in cui le opinioni pubbliche occidentali mostrano segni di stanchezza e diversi governi faticano a mantenere una posizione unitaria e risoluta, la voce di Mattarella si leva con una rara coerenza, ricordando i principi inviolabili su cui si fonda l’ordine post-bellico. La sua posizione, del resto, si è configurata come un unicum nel panorama diplomatico internazionale, caratterizzato da svolte e ripensamenti, rimanendo ancorata a quei valori di libertà, autodeterminazione dei popoli e rifiuto della legge del più forte che l’aggressione militare in Europa ha tragicamente rimesso in discussione.




