La guerra dell'acqua tra Lombardia e Piemonte, gli agricoltori pavesi contro i colleghi: «Ci lasciano a secco»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Come in ogni periodo di siccità prolungata, anche quest'anno tra gli agricoltori delle regioni del Nord Italia scoppia quella che viene ormai definita la "guerra dell'acqua". Il caso è esploso nel corso di una riunione organizzata dalla Confederazione Italiana Agricoltori presso la Borsa merci di Mortara, dove il clima tra i presenti si è fatto subito tesissimo, con accuse reciproche che hanno animato il dibattito per tutta la durata dell'incontro.

La teoria sostenuta da alcuni produttori agricoli della Lomellina, che coltivano riso, mais e soia in quelle terre, è chiara e netta: i colleghi che si trovano più a monte, lungo il corso del fiume, starebbero prelevando una quantità d'acqua molto superiore a quella che sarebbe loro dovuta, lasciando di fatto a secco i terreni situati più a valle. «I nostri colleghi più a monte prendono molta più acqua del dovuto, e a noi non rimane niente», hanno dichiarato gli agricoltori lomellini, riassumendo in poche parole il nodo centrale del conflitto che oppone la Lombardia al Piemonte.

Il fiume Po e i livelli critici

A rendere la situazione ancora più grave ci pensa il quadro meteo-climatico, che ormai da settimane non dà tregua: un'ondata di caldo africano di eccezionale intensità sta stringendo l'intera pianura padana in una morsa soffocante, con temperature massime che hanno ampiamente superato le medie stagionali tracciate dai bollettini dell'Arpav, proiettando il territorio in un'estate precoce e particolarmente aggressiva. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con i grandi fiumi che appaiono ridotti a veri e propri rigagnoli e l'agricoltura in grave sofferenza.

Le prime avvisaglie di questa crisi idrica si erano già registrate alla fine del mese scorso, quando le imbarcazioni che dovevano disputare il raid Pavia-Venezia non avevano nemmeno potuto partire dal Ticino a causa della scarsità d'acqua, e anche una volta raggiunto il Po avevano incontrato notevoli difficoltà di navigazione. Ma adesso la situazione è ulteriormente peggiorata, con il livello idrometrico che ha raggiunto quota -3,4 metri al Ponte della Becca, in provincia di Pavia, per scendere fino a -6,7 metri a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, e toccare addirittura gli -8 metri nel Cremonese.

L'allarme dell'Osservatorio permanente

A rappresentare oggi uno dei punti più critici dell'intero bacino padano è il Delta del Po, dove la situazione è monitorata con preoccupazione dall'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell'Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, che si è riunito in seduta straordinaria a Milano per esaminare un quadro in rapido peggioramento. La causa di questo degrado è da ricercare nel caldo eccezionale degli ultimi giorni e nella persistente assenza di precipitazioni significative, due fattori che stanno mettendo in ginocchio l'intero sistema idrico della regione.

I dati diffusi dall'Osservatorio parlano chiaro: a Pontelagoscuro, che costituisce la stazione di riferimento per il monitoraggio del Delta, la portata del fiume Po è scesa a 298 metri cubi al secondo, un valore che conferma il progressivo impoverimento delle risorse idriche lungo tutta l'asta del fiume. Questo dato allarmante si aggiunge a una serie di rilevazioni che mostrano come la siccità stia colpendo in modo sempre più duro i territori attraversati dal grande fiume, alimentando le tensioni tra le regioni e le categorie che dell'acqua hanno un bisogno vitale per le proprie coltivazioni.

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