Crisi infermieri, allarme rosso: corsi al Nord con più posti che candidati
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Redazione Interno
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Il sistema sanitario nazionale, già provato da anni di tensioni strutturali, si trova ad affrontare una crisi senza precedenti nella formazione del suo personale più essenziale. Per la prima volta, infatti, il numero delle domande per accedere ai corsi di laurea in Infermieristica è sceso al di sotto dei posti disponibili, un sorpasso negativo che la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche conferma essere un fenomeno generalizzato in tutta Italia. Un dato che, sebbene allarmante di per sé, rappresenta soltanto la punta di un iceberg le cui proporzioni minacciano la tenuta stessa della rete ospedaliera.
La fotografia scattata dagli atenei del Nord-Est è emblematica: su 400 posti disponibili tra gli atenei di Udine e Trieste per l’anno accademico 2025/26, si sono registrate soltanto 330 domande, con un calo del 13% rispetto alle 380 dell’anno precedente. Una tendenza che, se da un lato riflette un declino dell’appeal della professione, dall’altro si traduce in numeri reali ancor più preoccupanti, considerando che non tutti i candidati formalizzeranno poi l’immatricolazione. Il polo universitario Astiss, che mette a disposizione 75 posti ogni anno, ne ha registrati appena 55 per il prossimo ciclo, dopo che nell’anno in corso gli iscritti erano già stati 74.
Questa emorragia di aspiranti infermieri, che prosegue ormai da diversi anni ma ha ora raggiunto il suo apice critico, rischia di paralizzare gli ospedali in un arco di tempo brevissimo. I sindacati del settore paragonano la situazione allo smantellamento delle fondamenta di un edificio, operazione che «prima o poi» ne provoca il crollo. Con un’età media del personale in servizio, stimata tra i 51 e i 54 anni, e con 70mila unità già mancanti all’appello – 3mila delle quali solo in Veneto –, l’avvicinarsi di un’ondata di pensionamenti senza un ricambio adeguato apre scenari drammatici.




