Roberto Donadoni, il rigore contestato e le ore decisive: lo Spezia richiama D’Angelo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’aria che si respira in via Melara, a poche ore dal fischio finale di Castellammare di Stabia, è quella che precede i temporali più violenti: carica di elettricità, opprimente, sospesa tra la resa dei conti e la necessità di una sterzata improvvisa. Era stata una domenica pensata per il respiro, per approfittare della sosta dedicata alle nazionali – quella pausa che avrebbe dovuto rigenerare gli animi in vista del ritorno in campo a Pasquetta contro la Carrarese – e invece si è trasformata in un crocevia delicatissimo, fatto di telefonate intercontinentali e riflessioni che tenevano insieme il Golfo dei Poeti e gli States. Al centro di questa fitta rete di comunicazioni, ancora una volta, ci sono il presidente Charlie Stillitano e il patron Thomas Roberts, i quali hanno assistito all’ennesima domenica amara senza più la volontà – o forse la possibilità – di attendere ancora.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, a ben vedere, non è stata solo la decima sconfitta in ventidue partite di gestione Donadoni, ma il modo in cui è maturata: un vantaggio iniziale, costruito con pazienza, spazzato via da un episodio al limite del regolamento che ha cambiato l’inerzia di una partita già di per sé complicata. Mister Roberto Donadoni, nel dopogara, aveva provato a minimizzare l’impatto di quella decisione arbitrale – un presunto tocco di mano di Sernicola che per lui “forse c’è stato, ma in una situazione di equilibrio precario e con il pallone che colpisce prima la testa” – sottolineando come la vera debolezza risieda nella fragilità mentale di un gruppo che, sotto pressione, perde la bussola. Eppure, il danno era ormai fatto; la Juve Stabia ne approfittava ribaltando il risultato e lasciando sul campo l’ennesima dimostrazione di una squadra che, nel secondo tempo, tende a dissolversi come neve al sole.

La resa dei conti nella sala stampa e i contatti con l’estero

L’indomani, quello che doveva essere un lunedì di transizione si è acceso improvvisamente. Il tecnico bergamasco è atteso a un faccia a faccia decisivo con Stillitano, rientrato in Italia proprio per gestire questa fase calda del campionato, con la classifica che recita un drammatico penultimo posto a sei turni dal termine. Nel frattempo, però, la macchina societaria si è già messa in moto percorrendo la strada inversa rispetto allo scorso novembre: quando la scelta era caduta su Donadoni per dare una scossa, oggi l’ipotesi prevalente è quella di ritornare alle origini. Luca D’Angelo, esonerato allora per far posto all’attuale tecnico, è stato preallertato e attende in disparte, pronto a compiere quella che per molti sarebbe un’autentica impresa, ovvero tentare di raddrizzare una baracca che sembra ormai in bilico sul baratro della Serie C.

Sembra quasi un paradosso, eppure la situazione di classifica – con la squadra distante quattro punti dalla salvezza diretta – costringe a forzare i tempi e a non guardare in faccia nessuno. Il rischio concreto di dover ricominciare dalla terza serie è un incubo che nessuno in via Melara vuole nemmeno sfiorare con il pensiero, e proprio questa paura sta spingendo Roberts e Stillitano a non aspettare oltre, cercando nel ritorno di D’Angelo quella scintilla di orgoglio e continuità che con Donadoni non si è mai realmente vista, nonostante la rosa fosse stata allestita per ambire ben altra sorte.

I numeri di una gestione che non ha mai decollato

A pesare sulla bilancia sono i numeri, freddi e impietosi. Il tecnico bergamasco, sotto la propria gestione, ha collezionato ventidue panchine condite da un numero di sconfitte che ha toccato la doppia cifra, un rendimento inferiore persino a quello che aveva portato al cambio in autunno. Il ko contro le Vespe di mister Abate, poi, ha avuto il sapore amaro di una scena già vista: un primo tempo tutto sommato equilibrato, condito da un gol di Aurelio al 33’ che aveva illuso, e poi il crollo verticale nella ripresa, con errori individuali marchiani e una mancanza di reazione che ha lasciato interdetti i dirigenti presenti sugli spalti.

Le pagelle della stampa specializzata raccontano di una squadra che “si dissolvono”, di un allenatore che appare “in balia degli eventi” e di giocatori come Sernicola – involontario protagonista del rigore che ha cambiato la partita – che non riescono a dare la svolta. Per Donadoni, il voto più basso è spesso accompagnato da un giudizio che va oltre la singola partita: la sensazione diffusa è che la squadra non abbia mai trovato un’identità precisa sotto la sua guida, oscillando pericolosamente tra timidezza e arroganza, senza mai trovare quel punto di equilibrio che in una lotta salvezza è fondamentale.

Il faccia a faccia che deciderà il futuro

Ora la palla passa definitivamente a Stillitano. L’incontro in programma entro la mattinata sarà determinante: da una parte un allenatore che, pur consapevole della situazione critica, rivendica la necessità di lottare “fino in fondo” e di non “piangersi addosso”; dall’altra una proprietà che sente il tempo scadere e che ha già dimostrato, nel recente passato, di non avere problemi a operare cambi repentini quando la barca inizia a imbarcare acqua. Se l’esonero sarà formalizzato, D’Angelo troverà una situazione drammaticamente diversa rispetto a quella che lasciò a novembre: con un calendario che non concede più margini di errore e un morale dei calciatori probabilmente sotto i tacchi. Eppure, in casa Spezia, c’è chi scommette che proprio il richiamo all’uomo che aveva condotto la squadra a cavalcare la scorsa stagione possa rappresentare l’ultima, disperata ancora di salvezza.

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