Donadoni torna in panchina e guida lo Spezia nella lotta per la salvezza
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Redazione Sport
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Dopo cinque anni di assenza, un periodo che, nella frenesia del calcio moderno, equivale a un'era geologica, Roberto Donadoni ha deciso di tornare ad allenare, accettando la guida tecnica dello Spezia, club che attualmente occupa l'ultima posizione nella classifica di Serie B. La scelta, dettata da una voglia matta di tornare a respirare l'aria del campo, si è concretizzata attraverso un contratto di durata triennale, un segnale che indica una progettualità che va ben oltre la semplice emergenza e che punta a una ricostruzione solida, sebbene partendo da una posizione di grande difficoltà. A convincerlo, si dice, è stato il forte legame con il presidente Charlie Stillitano, lo stesso che, ormai nel lontano 1996, lo aveva portato a vivere l'esperienza nella Major League Soccer, gettando un ponte affettivo e professionale che il tempo non è riuscito a corrodere.
Il fagotto degli scarpini e il richiamo del rettangolo verde
Gli scarpini al chiodo, in verità, Donadoni li aveva appesi definitivamente nel luglio del 2000, dopo una carriera gloriosa iniziata da giovanissimo nell'Atalanta e culminata con il Milan di Sacchi e Capello, una squadra di Immortali con la quale ha collezionato, è il caso di dirlo, praticamente tutto lo scibile calcistico: tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe UEFA, sei scudetti e quattro Supercoppe Italiane. Un palmarès, il suo, che pochi al mondo possono vantare e che ora porta con sé, quasi come un bagaglio di esperienza inestimabile, nella nuova avventura spezzina, dove però non serviranno i ricordi ma la capacità di trasmettere idee chiare e immediate a una squadra in piena crisi di risultati e di identità.
Un esordio nel segno delle sfide dirette
Il suo rientro, però, non conoscerà alcuna fase di rodaggio, configurandosi piuttosto come un tuffo immediato nella corrente più gelida del Golfo dei Poeti, quella della lotta per non retrocedere. Dopo appena tre giorni di lavoro e tre sedute di allenamento, lo attende infatti un ciclo di scontri diretti di capitale importanza, cominciando dall'esordio in casa al Picco contro il Bari, una di quelle partite che, per il loro peso specifico, valgono il doppio di un normale incontro di campionato. Seguiranno, poi, gli impegni contro Mantova e Sampdoria, un trittico di prove che disegnerà in maniera netta il percorso della squadra e, di conseguenza, l'efficacia dell'impatto del nuovo tecnico.
Tra passato e presente, una sfida che va oltre la classifica
Il suo nome, per i tifosi più giovani, è legato indissolubilmente ai fasti del Milan e della Nazionale italiana, mentre per quelli con più memoria rievoca anche il recente ciclo alla guida del Bologna, durato dal 2015 al 2018. Ora, l'uomo di Cisano Bergamasco si trova a dover gestire non solo le dinamiche tecniche e tattiche di un gruppo sottotono, ma anche i sentimenti di una piazza stanca e delusa da un avvio di campionato che è stato, senza mezzi termini, tragico. La sua missione, che è già iniziata, consiste nel trovare una sintesi tra la sua visione di gioco, maturata in anni di successi, e la cruda realtà di una classifica che lascia poco spazio alle teorizzazioni astratte, richiedendo invece punti concreti e un'urgente inversione di tendenza.




