Lo Spezia affonda, la contestazione travolge Donadoni e il Frosinone vola

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La domenica calcistica della Serie B regala sempre colpi di scena, e quella appena trascorsa non ha fatto eccezione, consegnando agli archivi un pomeriggio di quelli che lasciano il segno, specialmente sulle rive del Golfo dei Poeti. Lo Spezia, infatti, è sprofondato ulteriormente nella crisi più nera, incapace di opporre resistenza al Frosinone di Massimiliano Alvini, squadra che al contrario continua a viaggiare con una fluidità e una convinzione che sanno di promozione. Il 2-0 con cui i ciociari si sono imposti al “Picco” ha la chiarezza di un verdetto inappellabile, e se per gli ospiti si tratta dell’ennesima prova di forza, per i padroni di casa il discorso si fa drammaticamente più complesso, intrecciandosi con la furia del pubblico -1-6.

Al termine della gara, la tensione accumulata in settimane di risultati deludenti è esplosa senza possibilità di essere contenuta. Oltre trecento sostenitori aquilotti, una cifra che da sola racconta la disperazione di una piazza abituata a palcoscenici ben diversi, si sono radunati davanti ai cancelli del centro sportivo. La contestazione, durissima e composta, aveva un obiettivo chiaro e definito: le dimissioni del tecnico Roberto Donadoni. All’ex commissario tecnico della Nazionale, va ricordato, la squadra ha racimolato appena cinque punti nelle ultime sette uscite -3. Un ruolino di marcia da zona retrocessione, aggravato – e qui sta la molla della rabbia popolare – dalla consapevolezza che la società, durante la finestra invernale di calciomercato, aveva messo a disposizione del mister ben nove volti nuovi, investendo risorse importanti per raddrizzare una nave che invece continua ad imbarcare acqua. Il confronto, acceso e protrattosi nel tempo, ha coinvolto inevitabilmente la dirigenza, con l’amministratore delegato e il direttore sportivo costretti a fare da parafulmine, e l’intera rosa, accusata di non rendere secondo le proprie possibilità -9. Il timore, ormai tangibile, è quello di una deriva che porterebbe dritti verso la Serie C, uno scenario inaccettabile per un ambiente che solo qualche anno fa assaporava il sogno della massima serie -7.

Mentre la città ligure si interroga sul futuro, dall’altra parte il Frosinone raccoglie i frutti di un lavoro certosino. Massimiliano Alvini, con la tranquillità di chi ha le idee chiare, ha commentato una prestazione che definire autoritaria è persino riduttivo. La vittoria al cospetto di una squadra in difficoltà, per quanto ottenuta lontano dalle mura amiche, porta la firma indelebile di un collettivo che ha interpretato la gara con una maturità sorprendente. “Penso sia una vittoria meritata – ha esordito Alvini – e credo che la squadra abbia disputato una buona partita in un contesto difficile per vari motivi”. Il riferimento, neanche troppo velato, era all’atmosfera rovente del “Picco”, un campo storicamente ostico per chiunque. Il tecnico, però, ha voluto spostare l’attenzione esclusivamente sui suoi ragazzi: “C’è da dare merito alla squadra e ai calciatori. Venire qui e vincere, confermando quanto fatto con l’Avellino e fino ad oggi, è un grande merito dei ragazzi” -1. Un successo che, oltre a consolidare il secondo posto in classifica alle spalle del Venezia, lancia un segnale nitido a tutte le concorrenti alla promozione diretta, Monza e Palermo comprese.

Sul terreno di gioco, lo scarto tecnico è apparso evidente fin dalle prime battute. Il Frosinone ha costruito il successo con le reti di Kvernadze e Ghedjemis, due giovani che stanno incidendo in maniera determinante sulla stagione -10. Le pagelle locali, nel dopopartita, non hanno trovato spazio per attenuanti: per lo Spezia si parla di “buco nero”, con poche eccezioni individuali che non possono certo salvare un collettivo alla deriva. Ruggero, pur tra qualche incertezza, ha evitato un passivo più pesante, mentre Hristov, dopo un avvio in sofferenza, ha provato a contenere le avanzate di Raimondo, ma la sensazione è che manchi la benzina per reggere l’urto degli avversari quando questi alzano il ritmo -1. Il tecnico Donadoni, dal canto suo, ha dovuto assistere impotente alla sfida, consapevole che il tempo per invertire la tendenza si sta facendo pericolosamente breve. Da un lato c’è una squadra che sembra precipitare in un baratro senza fine, dall’altra un gruppo che, al contrario, guarda sempre più in alto, forte di un’identità di gioco e di risultati che non lasciano spazio a interpretazioni.

Alvini esalta la prova dei suoi, mentre lo Spezia affonda nella contestazione

La sintesi della giornata di Serie B, per certi versi, si può racchiudere proprio nella contrapposizione tra gli spogliatoi delle due squadre. Da una parte, la sala stampa del “Picco” ha ospitato un Alvini raggiante, soddisfatto per una prestazione che definisce “un segnale importante” per il prosieguo del campionato. “Non sono mai stato l’allenatore dello Spezia”, ha tenuto a precisare quasi per schermare eventuali strascichi polemici legati al suo passato in Liguria, volendo concentrare l’attenzione esclusivamente sul presente giallazzurro -4. Il suo Frosinone macina gioco e punti, forte di una campagna acquisti oculata e di un gruppo che ha assimilato perfettamente i dettami tattici del mister.

Dall’altro lato, invece, c’è lo Spezia di Donadoni, una squadra che appare smarrita e incapace di reagire alle difficoltà. I numeri parlano chiaro: cinque punti in sette partite, un rendimento da penultima in classifica che stride pesantemente con le ambizioni di inizio stagione e con gli investimenti effettuati a gennaio -3. I tifosi, radunati in trecento dopo la gara, hanno chiesto a gran voce le dimissioni del tecnico, ritenuto il principale responsabile di questa rovinosa caduta -9. Il confronto, che ha coinvolto anche la dirigenza e la squadra, è stato teso e ha evidenziato un malessere profondo, quello di una piazza che non intende assistere inerme a un declino che oggi porterebbe dritti in Serie C. Mentre il Frosinone sogna ad alta voce, allo Spezia non resta che raccogliere i cocci di una crisi che appare sempre più difficile da sanare.

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