Donadoni torna in panchina, lo Spezia affida la salvezza all'ex ct

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Dopo un silenzio, che per un uomo di calcio può sembrare un'eternità, Roberto Donadoni ha scelto di interrompere il suo lungo digiuno professionale accettando la guida dello Spezia, squadra che attualmente occupa l'ultima piazza nella graduatoria della Serie B. Un ritorno, il suo, che va ben al di là della semplice panchina e che si configura come una scommessa coraggiosa per entrambe le parti, suggellata da un accordo di durata triennale il quale, a dispetto delle difficoltà presenti, delinea un orizzonte di pianificazione che guarda con determinazione al medio periodo. La scelta del club ligure, peraltro, non è affatto casuale e affonda le sue radici in un solido e antico legame personale con il presidente Charlie Stillitano, colui che, ormai quasi trent'anni fa, lo condusse oltreoceano per l'esperienza nella Major League Soccer.

Un calendario subito in salita

L'idillio, però, non avrà il tempo di cominciare tra le dolci atmosfere del Golfo dei Poeti, poiché l'agenda impone da subito una serie di impegni di fuoco. Dopo appena una manciata di sedute di allenamento, l'esordio ufficiale al "Picco" contro il Bari rappresenterà il primo, durissimo, banco di prova in un ciclo di scontri diretti che, data la posizione in classifica, valgono come vere e proprie finali. Si tratta di un battesimo del fuoco immediato, un tuffo nella corrente più gelida della lotta per non retrocedere, che non concede alcuno spazio alla fase di rodaggio e che costringerà il tecnico a immergersi senza esitazione nelle dinamiche complesse di un campionato sempre più competitivo.

Un bagaglio di esperienze unico

A sostenere Donadoni in questa nuova impresa c'è un curriculum da calciatore di raro spessore, costruito in quasi due decenni di carriera ad altissimi livelli. Appesi gli scarpini al chiodo nel lontano luglio del 2000, può guardare a un palmarès straordinario, conquistato in larga parte con la maglia del Milan, dove ha collezionato, tra le altre cose, tre Coppe dei Campioni e sei titoli italiani. Un bagaglio di esperienze, il suo, che spazia dall'esordio in provincia con l'Atalanta ai fasti del club rossonero, passando per la militanza in Nazionale, e che costituisce un capitale di conoscenza inestimabile da spendere nello spogliatoio.

La sfida di risollevare le sorti della squadra

Il compito che lo attende, tuttavia, è tutt'altro che semplice e richiederà tutta la sua capacità di motivare e organizzare la squadra. Prendere in mano una compagine ferma all'ultimo posto significa dover operare un cambiamento radicale, non solo sotto il profilo tattico ma soprattutto da un punto di vista psicologico, per infondere fiducia e ritrovare rapidamente i punti che separano dalla zona salvezza. La voglia di mettersi in gioco, dopo cinque anni di lontananza volontaria, sembra essere molta, e dimostra come il richiamo del rettangolo verde resti, per alcuni, un'attrattiva irresistibile.

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