L’inflazione torna a correre e colpisce il carrello della spesa: rincari record per i cibi freschi, frutta e verdura segnano 3,6%
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Redazione Economia
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Il costo della vita, a febbraio, ha subito una brusca accelerata, e l’impatto si è fatto sentire con particolare intensità sui banchi del mercato e negli scaffali dei supermercati. Secondo i dati Istat diffusi nelle prime ore del mese, l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dello 0,8% su base mensile e dell’1,6% su base annua; si tratta di una svolta rispetto al +1,0% di gennaio, un dato che, se letto superficialmente, potrebbe apparire moderato ma che cela dinamiche ben più complesse.
A determinare questa risalita, come emerge dalle rilevazioni statistiche, è soprattutto il comparto dei prodotti freschi, quelli che ogni giorno finiscono sulle tavole degli italiani: gli alimenti non lavorati, ovvero frutta, verdura, carne, pesce e latte fresco, hanno visto i loro prezzi balzare verso l’alto con variazioni che oscillano tra il 2,5% e il 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il rincaro di questi beni, va ricordato, ha un effetto immediato e ripetuto sulla percezione dell’inflazione da parte delle famiglie: a differenza dei prodotti confezionati o a lunga conservazione, la cui sostituibilità con altre referenze è più agevole, i freschi rappresentano un acquisto frequente e necessario, talvolta quotidiano, e qualsiasi variazione di prezzo si traduce in un esborso monetario che si rinnova a ogni spesa.
Parallelamente all’aumento dei prezzi dei beni di largo consumo, l’Istat ha registrato una crescita del cosiddetto “carrello della spesa”, che include anche i prodotti per la casa e per la cura della persona, attestatasi al 2,2% su base annua, in salita rispetto all’1,9% del mese precedente. Il quadro che ne deriva, delineato dalle fonti ufficiali, è quello di un’inflazione che torna a concentrarsi sui consumi primari, erodendo potere d’acquisto proprio laddove la possibilità di ridurre le quantità o di posticipare l’acquisto è minima. A questa situazione, va aggiunto il contesto di incertezza legato alle tensioni geopolitiche internazionali: la doppia convocazione della Commissione di Allerta Rapida, avvenuta il 6 marzo su impulso del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha avuto l’obiettivo di analizzare le possibili ripercussioni dell’instabilità sui prezzi dei carburanti, un fattore che, come noto, incide in modo trasversale su tutta la filiera agroalimentare, dai costi di trasporto alla logistica refrigerata.
La denuncia delle associazioni: rincari ingiustificati e necessità di interventi strutturali
La reazione delle associazioni a tutela dei consumatori non si è fatta attendere, e nel mirino sono finite le dinamiche speculative che potrebbero celarsi dietro gli aumenti. L’Adoc, l’Associazione Nazionale per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori promossa dalla UIL, ha utilizzato parole nette al termine dei lavori della Commissione di Allerta Rapida: “I rincari sono già in atto e non hanno giustificazioni”, hanno dichiarato i rappresentanti dell’associazione, sottolineando come l’escalation dei prezzi dei beni energetici e, di riflesso, di quelli alimentari, non trovi una giustificazione oggettiva nell’attuale situazione delle scorte e degli approvvigionamenti. L’associazione, da tempo impegnata nel monitoraggio delle dinamiche commerciali, ha ribadito la necessità di misure strutturali per alleggerire la pressione fiscale sui beni di prima necessità, a partire dall’azzeramento dell’Iva, e per estendere i sistemi di controllo dei prezzi, attualmente limitati a realtà come i mercati rionali, a un campione più rappresentativo della geografia commerciale urbana.
Le cause profonde di un’impennata annunciata
A monte dei listini che i consumatori si trovano ad affrontare alla cassa, agiscono fattori strutturali che rendono il comparto degli alimentari non lavorati particolarmente vulnerabile. La crescita dei costi di produzione agricola, determinata dall’aumento del prezzo dei fertilizzanti, dei mangimi e del carburante necessario per le macchine agricole, si ripercuote direttamente sul prodotto finale; a questo si aggiunge la complessa gestione logistica dei beni deperibili, i quali richiedono il mantenimento ininterrotto della catena del freddo e una rapidità di distribuzione che comporta costi superiori rispetto a quelli necessari per i prodotti trasformati. Non va, inoltre, dimenticato il fattore climatico: l’irregolarità delle stagioni e il moltiplicarsi di eventi meteorologici estremi compromettono le rese dei raccolti, riducendo l’offerta disponibile sul mercato e innescando, come conseguenza diretta, una pressione al rialzo sui prezzi già a partire dai mercati all’origine.
Il peso dei servizi e l’effetto alone sui trasporti
Un ulteriore elemento che ha contribuito all’accelerazione dell’inflazione a febbraio, come evidenziato nel report Istat, è la dinamica dei prezzi dei servizi, in particolare quelli legati al settore dei trasporti, che hanno visto un balzo dal +0,7% al +3,0% su base annua. Questo dato ha una ricaduta diretta sul sistema distributivo delle merci, e in particolare degli alimenti: un incremento del costo del trasporto su gomma si traduce inevitabilmente in un aumento dei costi per chi deve movimentare la merce dai centri di produzione ai punti vendita. Per i prodotti freschi, la cui finestra di commercializzazione è brevissima, l’elasticità della domanda rispetto a questi aumenti è quasi nulla, e il maggior onere logistico viene quindi rapidamente trasferito a valle, andando a sommarsi agli altri fattori di pressione sui prezzi finali e contribuendo a quella sensazione di “vita che costa di più” che, a febbraio, è tornata a essere una realtà tangibile per milioni di famiglie italiane.




