Data center in Italia, consumi in crescita: solo rinnovabili per il futuro
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Redazione Economia
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I data center in Italia hanno consumato 3,9 TWh di energia nel 2024, pari a circa l’1,3% dei consumi nazionali, e secondo le proiezioni potrebbero arrivare al 4% entro il 2035. È quanto emerge dallo studio dell’Università di Padova “Data center: quanti, dove e come. e soprattutto, alimentati con quali fonti energetiche?”, realizzato con il sostegno del WWF. La ricerca analizza la crescita delle infrastrutture digitali e il loro fabbisogno energetico, indicando un possibile sviluppo basato su fonti rinnovabili e sistemi di accumulo, senza ricorrere a nuova capacità di generazione a gas e senza puntare sul nucleare.
La crescita dei data center e il fabbisogno energetico in aumento
Il funzionamento dei data center richiede quantità sempre maggiori di energia perché si tratta di strutture che utilizzano strumentazioni sempre più energivore e devono rimanere operative in modo continuo, 24 ore su 24 e sette giorni su sette. L’aumento della domanda energetica legata alle infrastrutture digitali rende centrale il tema delle fonti con cui alimentare questi impianti. Secondo lo studio, la crescita dei data center in Italia può essere accompagnata da un portafoglio energetico fondato sulle rinnovabili e sugli accumuli, evitando investimenti in nuova capacità a gas e nel nucleare, considerato non compatibile con i tempi di sviluppo delle infrastrutture.
La ricerca sottolinea anche la necessità di governare l’espansione del settore per evitare che l’aumento dei progetti si trasformi in una bolla speculativa sul piano territoriale ed energetico. Le stime di crescita più elevate, infatti, rifletterebbero in larga parte gli annunci degli sviluppatori e non necessariamente una capacità effettivamente richiesta o realizzabile nel breve periodo. Per questo motivo viene indicata l’esigenza di standard ambientali, energetici, sociali e territoriali precisi, capaci di accompagnare l’evoluzione dei data center in Italia.
Il nodo territoriale nell’area nord-ovest di Milano
Il tema della crescita dei data center riguarda anche la distribuzione geografica delle nuove infrastrutture. Secondo quanto riportato da La Fornace di Rho, l’area a nord-ovest di Milano rischierebbe di diventare una grande concentrazione di server farm, con un’espansione che viene definita una “colonizzazione digitale” in assenza di una pianificazione specifica. I referenti del centro sociale hanno segnalato piani per l’insediamento di dieci nuovi data center concentrati in pochi chilometri quadrati, con tre strutture previste a Rho, tre a Pregnana Milanese, tre a Cornaredo e una a Pero.
La stessa area comprende anche infrastrutture già presenti, tra cui il campus di Settimo Milanese realizzato sull’area dell’ex Italtel. La concentrazione dei nuovi impianti rende centrale il rapporto tra sviluppo digitale, consumo energetico e gestione del territorio. Il dibattito riguarda quindi non solo la quantità di energia necessaria ai data center, ma anche il modo in cui queste strutture vengono distribuite e integrate nei contesti locali interessati dalla loro espansione.
Fonti rinnovabili e standard ambientali per accompagnare lo sviluppo
Il WWF ha evidenziato la necessità che il fabbisogno energetico dei data center venga soddisfatto attraverso fonti rinnovabili e che la crescita del settore sia accompagnata da regole chiare. L’obiettivo indicato è evitare una crescita non governata degli impianti, sia dal punto di vista energetico sia da quello territoriale. La domanda di energia continuerà a essere collegata alla diffusione di infrastrutture digitali sempre più complesse, rendendo necessario un approccio basato su criteri ambientali e climatici definiti.
Lo studio dell’Università di Padova mette quindi al centro la questione delle fonti energetiche utilizzate per alimentare i data center in Italia. La prospettiva indicata punta sull’utilizzo delle energie rinnovabili e degli accumuli come strumenti per sostenere la crescita prevista nei prossimi anni, mentre il dibattito resta aperto sulla pianificazione delle nuove installazioni e sull’impatto che avranno sui territori coinvolti.




