Enel supera i 100 miliardi in Borsa, effetto piano industriale su data center e rinnovabili

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il colosso energetico italiano Enel ha infranto un nuovo, significativo muro, superando per la prima volta nella sua storia i cento miliardi di euro di capitalizzazione di mercato. Un traguardo, questo, che arriva al termine di una seduta di Borsa particolarmente vivace e che proietta il gruppo guidato da Flavio Cattaneo saldamente sul podio di Piazza Affari, posizionandosi subito dopo Unicredit e tallonando da vicino Intesa Sanpaolo. L'azione, infatti, ha visto un incremento del due per cento, spingendo il valore della società fino a quota 101,6 miliardi e regalando, di fatto, una solida soddisfazione agli azionisti e a quanti, tra i piccoli risparmiatori, hanno da sempre creduto nella solidità del Titolo -1.

Alla base di questo deciso rialzo, che ha dell'entusiasmante per gli investitori, vi è la reazione del mercato alla nuova strategia delineata dall'amministratore delegato. Lunedì scorso, durante la presentazione del Piano Strategico 2026-2028, Cattaneo ha messo sul piatto una serie di misure che hanno evidentemente convinto gli analisti, innescando un rally che, di fatto, ha accumulato una crescita del dieci per cento in pochi giorni. Un balzo in avanti che non si vedeva da tempo e che premia una gestione, quella dell'attuale management, che ha saputo coniugare la solidità degli investimenti infrastrutturali con una visione moderna della transizione energetica. Il gruppo, che oggi vale da solo quasi la metà di tutte le partecipate statali messe insieme, si appresta a vivere una fase di profonda trasformazione.

Investimenti per 53 miliardi e l'oro dei data center

Il cuore pulsante del nuovo corso è rappresentato da un piano di investimenti mastodontico, pari a 53 miliardi di euro per il prossimo triennio, dieci in più rispetto al programma precedente. Una parte consistente di queste risorse, oltre 26 miliardi, verrà convogliata nelle reti elettriche, con una particolare attenzione all'Italia che assorbirà circa il cinquantacinque per cento del totale. Parallelamente, circa 20 miliardi sono stati stanziati per le energie rinnovabili, con l'obiettivo dichiarato di aggiungere 15 GW di nuova capacità eolica e solida, portando il totale installato del gruppo oltre la soglia degli 80 GW entro il 2028 -2-7.

Ma la vera novità, quella che ha fatto brillare gli occhi degli operatori finanziari, riguarda l'ingresso deciso di Enel nel business dei data center. In un'epoca dominata dall'intelligenza artificiale, la domanda di capacità di calcolo e di stoccaggio dati sta crescendo in maniera esponenziale, richiedendo quantità enormi di energia elettrica. Enel, da questo punto di vista, parte con un vantaggio competitivo non da poco: il gruppo ha già identificato otto siti industriali di sua proprietà, probabilmente vecchi impianti dismessi o aree in via di riconversione, pronti per essere trasformati in moderni centri di elaborazione dati -5. L'idea è quella di offrire agli operatori del settore non solo la fornitura di energia a lungo termine attraverso contratti dedicati, ma anche la disponibilità immediata di aree già predisposte, con allacci alla rete e infrastrutture esistenti, un fattore cruciale in un mercato dove la rapidità di esecuzione, la cosiddetta "speed to power", è ormai un elemento discriminante.

La scalata al terzo posto e i conti in regola

Con questo balzo in avanti, Enel si è riportata a ridosso delle regine di Piazza Affari, con un valore di mercato che sfiora quello di Intesa Sanpaolo (ferma a 101,24 miliardi) e che mette nel mirino il primato di Unicredit, saldamente prima a 111,8 miliardi. Un risultato che non è frutto del caso, ma che poggia su fondamenta solide e su una politica finanziaria chiara. Il piano presentato da Cattaneo prevede, infatti, un miglioramento costante dei risultati economici, con un utile netto per azione stimato in crescita fino a 0,82 euro nel 2028. Per l'esercizio in corso, il consiglio di amministrazione ha già deliberato la distribuzione di un dividendo complessivo di 0,49 euro per azione, con la previsione di un aumento annuo del 6% fino alla fine del triennio -2.

Oltre ai dividendi, è stato approvato anche un nuovo programma di buy-back, un piano di riacquisto di azioni proprie del valore massimo di un miliardo di euro. Una mossa, quest'ultima, che tende a premiare ulteriormente gli azionisti e a sostenere il valore del titolo, in un circolo virtuoso che lega a doppio filo la redditività dell'azienda alla fiducia dei mercati. Il gruppo, forte di una flessibilità finanziaria ritrovata grazie alle azioni manageriali degli ultimi anni, si concentrerà sui mercati più dinamici e stabili, come Europa e Nord America, convinto che la crescita della domanda elettrica, trainata dall'elettrificazione dei consumi e dallo sviluppo tecnologico, sia destinata a proseguire a ritmi serrati.

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