L’uomo che ha ucciso Elisa con la ruspa aveva già travolto mio nonno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Bologna – «È assurdo che chi ha già distrutto una famiglia sia rimasto libero di farlo di nuovo». Caterina Fedi, nipote di Giuseppe Quercioli, morto a 83 anni il 2 marzo 2022 investito da Lerry Gnoli, non trattene la rabbia. Lo stesso uomo che ieri, 24 maggio, ha ucciso Elisa Spadavecchia, 66enne di Vicenza, travolta da una ruspa sulla spiaggia di Pinarella di Cervia.

A Pinarella, nonostante il sole e i bagnanti distesi sugli asciugamani, l’atmosfera è carica di incredulità. «Cosa ci faceva quel mezzo pesante in mezzo alla gente?», si chiedono in molti, mentre il pm Lucrezia Ciriello conduce il sopralluogo sul bagnasciuga, davanti al Bagno Franco, dove la donna è morta. La ruspa, guidata da Gnoli, 54enne già noto alle cronache per l’incidente in cui perse la vita Quercioli, non avrebbe dovuto trovarsi lì.

Gnoli, identificato e interrogato, è stato rilasciato senza misure cautelari, denunciato solo per omicidio colposo. La scelta della Procura di Ravenna – che coordina le indagini dei carabinieri di Cervia – si basa sulla qualificazione giuridica del luogo: la battigia, essendo demanio marittimo, esclude l’ipotesi di omicidio stradale, che avrebbe consentito l’arresto. Una distinzione che, per la famiglia Fedi, suona come un’amara beffa. «Mio nonno è stato ucciso due volte: prima dalla ruspa, poi dall’impunità», aggiunge Caterina.

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