Tesla, i lavoratori addestrano i robot che li sostituiranno: tensione negli stabilimenti

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Nelle linee di montaggio di Tesla si sta consumando uno dei conflitti industriali più emblematici dell'era dell'intelligenza artificiale. La decisione di Elon Musk di accelerare la produzione del robot umanoide Optimus V3 ha innescato un'ondata di malcontento tra i lavoratori, chiamati in prima persona a formare le macchine destinate a sostituirli nelle loro mansioni in fabbrica.

Secondo quanto riferito dalla testata specializzata The Information, l'obiettivo aziendale è far svolgere agli automi molte delle operazioni attualmente affidate al personale, con il paradosso che spetterebbe proprio ai dipendenti addestrare i propri futuri sostituti.

La riconversione di Fremont e l'accelerazione produttiva

A maggio scorso lo stabilimento Tesla di Fremont, in California, ha interrotto la produzione dei modelli storici Model S e Model X, con linee di assemblaggio e ingegneri riconvertiti sulla catena dedicata a Optimus. Nel giro di pochi mesi il ritmo di assemblaggio è cresciuto di circa dieci volte, passando dalle poche decine di unità a settimana del secondo trimestre a diverse centinaia di androidi raggiunte ad agosto.

Nel corso della call con gli investitori per i dati finanziari del secondo trimestre, Musk ha definito Optimus "il prodotto più grande di sempre", inserendolo al centro di un piano di investimenti da 25 miliardi di dollari. I piani aziendali fissano l'obiettivo di superare le 1.000 unità prodotte a settimana entro la fine dell'anno, con un traguardo di lungo termine proiettato verso le 20.000 macchine settimanali.

Le tute con sensori e il rifiuto dei dipendenti

Per addestrare l'intelligenza artificiale del robot, la dirigenza ha chiesto agli operai degli impianti in Texas e California di indossare tute speciali equipaggiate con sensori di movimento, caschi con telecamere e guanti sensoriali. Lo scopo era registrare ogni gesto manuale per alimentare l'algoritmo e insegnare alla macchina a replicare le mansioni di assemblaggio. La reazione dei dipendenti è stata immediata: molti hanno espresso forte risentimento nell'essere costretti a formare in prima persona i propri sostituti.

Il malcontento ha raggiunto punte tali da costringere l'azienda a rivedere la gestione della raccolta dati, assumendo personale dedicato e spostando le simulazioni in hub di addestramento separati, distanti dalle linee attive.

Le mani del robot e i colli di bottiglia tecnici

A frenare la scalabilità dell'operazione subentrano anche rilevanti ostacoli tecnici. Le mani di Optimus rappresentano la componente più complessa da fabbricare: ciascun arto e avambraccio contiene oltre 100 tra viti e micro-componenti che gli operai devono ancora assemblare manualmente. Le attrezzature di linea faticano ad assicurare le tolleranze di precisione, con il risultato che molti robot usciti dalla catena richiedono interventi correttivi immediati.

I sensori tattili soffrono inoltre di problemi di durata; per evitare lo smontaggio dell'intera mano, Tesla ha sviluppato un "guanto sensoriale" sostituibile, che prevede di integrare nel modello del prossimo anno. Anche il software non è ancora pronto per un uso generalizzato: Optimus necessita di programmazione e addestramento specifici per ogni compito, e le attività di base richiedono diversi giorni di apprendimento.

L'impiego interno e i piani di noleggio

Per ora Tesla utilizza la maggior parte delle unità prodotte internamente per test, addestramento e raccolta dati, in aree di fabbrica a accesso controllato dove i movimenti sono strettamente supervisionati. L'azienda prevede di noleggiare i primi robot a clienti commerciali a partire dalla fine del 2027, raccogliendo dati operativi dalle fabbriche e dai magazzini dei clienti per affinare ulteriormente i sistemi di intelligenza artificiale.

La versione attualmente in produzione, Optimus V3, è più leggera e dotata di un numero maggiore di telecamere rispetto alle iterazioni precedenti, ma il percorso verso un robot umanoide general-purpose capace di operare in autonomia resta ancora lungo.

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