Speleologo incastrato a 120 metri di profondità nella grotta dei Cinghiali Volanti a Garessio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia dell’incidente, che ha trasformato un’esplorazione ipogea in un’opera di ingegneria umana ai limiti della resistenza, è emersa nel tardo pomeriggio di domenica 31 maggio. È accaduto nella “Grotta dei Cinghiali Volanti”, una cavità situata nel territorio comunale di Garessio, in provincia di Cuneo.

Uno speleologo, la cui identità non è stata ancora resa nota da fonti ufficiali, è rimasto incastrato a una profondità stimata di circa centoventi metri. laguida +1

A bloccarlo, secondo le prime e parziali ricostruzioni, sarebbe stato un grosso masso che – staccatosi improvvisamente dalla parete durante il passaggio dell’uomo – gli avrebbe immobilizzato una gamba, impedendogli qualsiasi movimento volontario per risalire in superficie. ilmessaggero +1

La macchina dei soccorsi e le prime ore cruciali

L’allarme è scattato intorno alle diciassette, un orario che ha permesso l’attivazione immediata delle squadre specializzate nonostante l’avvicinarsi del crepuscolo.

Sul posto è stato immediatamente dirottato il Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese, ma data l’eccezionalità della situazione e la conformazione tortuosa della grotta, la catena di comando ha richiesto un’operazione interregionale. laguida +1

Sono stati quindi mobilitati anche i soccorritori delle delegazioni ligure e lombarda, a testimonianza di come certe emergenze sotterranee richiedano una concentrazione di risorse che nessuna singola regione può detenere da sola.

I primi tecnici, infatti, sono già penetrati nella cavità per raggiungere l’infortunato, portando con sé non solo attrezzature per la progressione su corda ma anche un’équipe specifica: la commissione medica, affiancata dai “disostruttori”, professionisti addestrati a rimuovere o stabilizzare massi in ambienti claustrofobici. ilmessaggero +1

La dinamica dell’incidente e le condizioni dell’esploratore

Secondo le segnalazioni giunte dai compagni di cordata – che, va detto, hanno avuto un ruolo fondamentale nel lanciare l’allarme senza tentare manovre avventate – lo speleologo sarebbe cosciente e in grado di collaborare con chi lo sta raggiungendo. Questo aspetto è cruciale, perché in un contesto del genere la sopravvivenza psicologica, oltre che fisica, è il primo farmaco. ilmessaggero +1

L’ostacolo che i disostruttori devono affrontare è rappresentato da quella che i tecnici descrivono come una “roccia instabile”: un blocco, probabilmente di dimensioni considerevoli, che ha trovato un equilibrio precario proprio sull’arto dell’uomo.

Al momento, le manovre di spostamento sono ancora in fase di studio da parte del personale sanitario del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, formato specificamente per operare in quel tipo di biota sotterraneo, dove ogni spostamento d’aria può provocare un crollo secondario. laguida +1

Sviluppi giudiziari e indagini: un’inchiesta silenziosa

Sebbene l’attenzione mediatica sia tutta concentrata sul recupero, gli organi inquirenti hanno aperto un fascicolo, come da prassi in caso di incidenti in ambienti insidiosi.

Non è stata al momento ipotizzata alcuna forma di responsabilità, ma gli accertamenti dei carabinieri (intervenuti sul posto per coordinare la sicurezza esterna) si concentrano sulla dinamica del distacco del masso.

Si cerca di capire se si sia trattato di un cedimento naturale del terreno – un rischio insito in ogni esplorazione spinto – o se vi siano stati fattori ambientali contingenti che hanno contribuito al crollo. ilmessaggero +1

Le indagini, in questa fase, sono strettamente funzionali a garantire che le operazioni di soccorso non vengano intralciate da sopralluoghi tecnici invasivi. I rilievi verranno effettuati successivamente, una volta che l’ultimo dei soccorritori avrà riportato l’uomo alla luce. laguida +1

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