Mammadimerda e la protesta balneari: “Loro pensano all’incasso, noi alla civiltà”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un urlo, disperato e secco, accompagnato da una scritta che non lascia spazio a fraintendimenti. “I balneari protestano per l’apertura anticipata delle scuole in Emilia-Romagna al 31 agosto: perdiamo un mese di lavoro”. A lanciare la provocazione – al solito ironica ma al vetriolo – sono Sarah Malnerich e Francesca Fiore, le menti dietro il celebre profilo @mammadimerda, che hanno deciso di intervenire nel dibattito infuocato degli ultimi giorni.

La loro replica, apparsa in un post, non risparmia critiche a chi, come gli operatori della riviera, vede nella decisione dell’assessora regionale Isabella Conti una minaccia per le proprie entrate. “Mettono l’incasso di quindici giorni”, scrivono le due attiviste, “davanti a una questione di civiltà”. Un attacco frontale, insomma, che sposta immediatamente il tiro dalla mera cronaca economica al nodo strutturale delle disuguaglianze.

La macchina organizzativa e i 3 milioni della Regione

Non si tratta, va detto, di una semplice anticipazione della campanella. La Regione ha stanziato ben 3 milioni di euro per avviare una sperimentazione che riguarderà le scuole elementari, trasformando quel periodo che solitamente è un buco nero per le famiglie – la cosiddetta “finestra” di fine agosto – in un'occasione di laboratori e attività sportive. Se da un lato l’assessora Conti tesse le lodi del provvedimento, convocando i dirigenti dei Comuni coinvolti per limare i dettagli organizzativi, dall’altro i numeri della resistenza al cambiamento sono impietosi.

Un sondaggio condotto dalla Tecnica della Scuola rivela che il 72,26% degli insegnanti interpellati (centinaia di addetti ai lavori, tra cui molti genitori) dice un netto ‘no’ alla modifica del calendario tradizionale. Un muro, quest’ultimo, che sembra cementato da abitudini secolari: la maggioranza dei docenti boccia anche l’idea di “spalmare” la pausa didattica durante l’anno, una proposta che era già stata ventilata dall’ex ministra del Turismo Daniela Santanchè.

Dalle 75mila firme alla polemica sul parcheggio

Il malessere delle famiglie, però, è ormai palpabile e certificato. Una petizione, sostenuta proprio dalla community “Mammadimerda” in sinergia con l’organizzazione WeWorld, ha raccolto e depositato in Senato ben 75mila firme, chiedendo a gran voce una revisione radicale del calendario. L’idea di fondo è semplice ma dirompente: non si chiedono più giorni di scuola, ma una redistribuzione intelligente di quelli esistenti, per uscire dalla logica del “grumo unico” estivo che, come sostengono le attiviste, affonda le sue radici in un’Italia agricola e dimentica dei bisogni delle madri lavoratrici.

E quando qualcuno, tra gli stessi insegnanti, accusa queste richieste di voler trasformare la scuola in un semplice “parcheggio” a costo zero, Francesca Fiore ribatte senza esitazione: “Il parcheggio è l'esatto opposto. Un bambino mollato davanti alla tv o lasciato in strada; la scuola è il posto migliore dove lasciarlo, dove tesse relazioni”. Un ragionamento, questo, che smonta la retorica del “comodo” per restituire alla scuola il suo ruolo di ammortizzatore sociale.

Cronaca di una battaglia di civiltà

Mentre i gestori degli stabilimenti balneari della Riviera tuonano contro la “follia” dell’Emilia-Romagna – e l’assessora Conti difende il provvedimento spiegando che il personale scolastico non verrà gravato e che le attività saranno gestite da operatori esterni – il fronte politico e sindacale si interroga sul futuro. La sfida, per Malnerich e Fiore, non è più solo quella di allungare l’estate lavorativa dei genitori, ma di scardinare un’idea di turismo e di calendario che appare ormai anacronistica.

Dietro la protesta dei bagnini, che temono di perdere l’intero mese di settembre, le due attiviste vedono la resistenza di un sistema che antepone il profitto di pochi giorni al diritto universale alla conciliazione.

E se il governo, nelle more di una riforma strutturale annunciata per il 2027, rimpalla la palla tra i ministeri, la community di “Mammadimerda” continua a tenere alta l’attenzione, ricordando che la scuola pubblica è l’ultimo avamposto di redistribuzione rimasto in piedi: un luogo dove, in teoria, il figlio di chi può permettersi le costose settimane bianche e il figlio di chi non arriva a fine mese dovrebbero ripartire dallo stesso identico punto di partenza.

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