Militari ucraini sfilano a Parigi per la parata del 14 luglio, Macron parla di "risveglio strategico europeo"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La tradizionale parata militare del 14 luglio sui Campi Elisi, quest'anno, ha assunto un significato che travalica i confini nazionali per proiettarsi in una dimensione squisitamente geopolitica, trasformando la festa della Bastiglia in una vetrina del cosiddetto "risveglio strategico" del Vecchio Continente. A sfilare sotto gli archi di trionfo e lungo il celebre viale parigino, tra gli 8.
500 militari che hanno scandito il passo, vi erano infatti 500 soldati provenienti da altri 36 paesi, un segmento del corteo che è stato idealmente chiuso da un contingente di 25 militari ucraini, a simboleggiare il ruolo centrale che il conflitto in corso riveste nell'agenda di sicurezza europea.
La presenza di Kiev non si è limitata alla fanteria, ma ha coinvolto anche il cielo della capitale francese, dove i caccia Mirage, utilizzati proprio per l'addestramento dei piloti ucraini, hanno scortato gli Alpha Jet della Patrouille de France, lasciando dietro di sé la scia bleu-blanc-rouge che tradizionalmente apre le danze aeree.
A bordo dei velivoli francesi, in un gesto di forte valenza simbolica, viaggiavano anche due piloti provenienti dall'Ucraina, mentre subito dopo sono apparsi all'orizzonte i Mirage di Kiev, che hanno sorvolato la folla a bassa quota, a poco più di trecento metri di altitudine e a una velocità che superava i cinquecento chilometri orari, seguiti dalle aeronautiche militari di Gran Bretagna, Germania, Polonia, Croazia, Danimarca, Grecia e Svezia.
Il messaggio di Macron e il "destino condiviso" con l'Ucraina
Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, che con ogni probabilità ha celebrato il suo ultimo 14 luglio da inquilino dell'Eliseo, ha commentato l'evento attraverso i propri canali social, definendo la partecipazione ucraina «un simbolo di fraternità, di coraggio e di destino condiviso», parole che riecheggiano con forza in un momento storico in cui i confini della pace in Europa appaiono più fragili che mai.
Macron ha voluto rivolgere il suo pensiero al popolo ucraino, descritto come una realtà che «lotta per la sua libertà e, con essa, per quella di tutti gli Europei», un passaggio retorico che ha trasformato la sfilata in un vero e proprio atto politico, volto a sottolineare come la guerra ai confini orientali rappresenti un bivio esistenziale per l'intero continente.
La parata, che ha visto la partecipazione di 6.800 soldati e più di 300 mezzi militari, è stata definita dagli osservatori come "massiccia" e ha rappresentato una chiara inversione di tendenza rispetto alle celebrazioni degli anni precedenti, focalizzando l'attenzione non tanto sulla Rivoluzione francese quanto sul presente e sul futuro della difesa europea.
Il tema portante della giornata, come emerso dalle dichiarazioni dell'Eliseo, è stato proprio il «risveglio strategico europeo», un concetto che Macron ha sposato con convinzione negli ultimi anni e che ieri ha trovato la sua massima espressione visiva, con le divise dei 36 paesi "volontari" che marciavano compatte sotto il medesimo cielo di Parigi.
Il "bivio dell'Europa" e il ruolo della coalizione dei volonterosi
La scelta di inserire i soldati di Zelensky nel cuore pulsante della festa nazionale francese non è stata quindi un mero atto cerimoniale, ma una dichiarazione di intenti che ribadisce come, per la presidenza francese, la difesa di Kiev sia ormai inscindibile dalla sicurezza del continente.
I 25 ucraini che hanno chiuso il segmento internazionale del percorso hanno rappresentato l'ultimo tassello di una coalizione che Macron ha saputo costruire e alimentare, quella dei "volonterosi", un gruppo di nazioni che si sono impegnate a sostenere militarmente l'Ucraina e che ieri hanno risposto presente alla chiamata di Parigi, schierando reparti scelti per l'occasione.
Il cielo, che inizialmente sembrava minaccioso, si è aperto come un boulevard per permettere alla Patrouille de France di eseguire la sua acrobatica evoluzione, ma è stato il passaggio dei Mirage ucraini a catturare l'attenzione della folla e degli analisti, consapevoli che quei velivoli, addestrati proprio in Francia, potrebbero presto essere impiegati in scenari di combattimento reali.
Se da un lato la parata è stata una celebrazione della potenza militare francese e della sua capacità di coordinamento internazionale, dall'altro ha assunto i contorni di un testamento politico per Macron, che ha voluto imprimere su questa edizione la propria visione di un'Europa che deve imparare a parlare il linguaggio della deterrenza e della difesa collettiva, abbandonando qualsiasi residuo di ingenuità strategica.
La trasformazione della festa della Rivoluzione in un inno al riarmo, come è stato efficacemente sintetizzato da molti commentatori, ha trovato nella sfilata di ieri la sua rappresentazione più compiuta, con i carri armati e i sistemi d'arma che hanno sostituito i tradizionali simboli repubblicani al centro dell'attenzione mediatica.
Non si è trattato, tuttavia, di una mera esposizione di mezzi, quanto piuttosto di un messaggio chiaro indirizzato sia agli alleati che agli avversari: l'Europa, guidata dalla Francia, è pronta a investire risorse e credibilità per sostenere l'Ucraina, percepita ormai come il terminale avanzato di una sfida che coinvolge i valori fondanti dell'Occidente.




