WhatsApp testa "Chiedi a Meta AI", uno strumento per smascherare le bufale

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   WhatsApp sta sperimentando, in una versione beta per Android, una nuova funzionalità battezzata "Chiedi a Meta AI", progettata per fornire agli utenti uno strumento interno di contrasto alla disinformazione. Il meccanismo, che è stato individuato nel codice dell'app, permetterebbe di inoltrare un messaggio sospetto all'intelligenza artificiale per ricevere un'analisi immediata sulla sua attendibilità. Questa mossa rappresenta un tentativo di arginare il fenomeno delle fake news, che spesso trovano nella piattaforma di messaggistica un veicolo di diffusione rapidissimo e difficile da controllare.

La necessità di tali strumenti è resa evidente dalla recente circolazione di una bufala, proprio su WhatsApp, riguardante una presunta "privacy avanzata". Il messaggio fraudolento, apparso alla fine di luglio e diffusosi inizialmente su Facebook, esortava gli amministratori dei gruppi ad attivare una inesistente funzione per proteggere chat e dati personali da un ipotetico accesso legale da parte di sistemi di intelligenza artificiale. Questa vicenda dimostra come la disinformazione sfrutti abilmente timori legittimi, come quello per la sicurezza dei propri dati, per attecchire e propagarsi.

Il nuovo sistema di fact-checking automatizzato, però, non si propone di rimpiazzare il lavoro fondamentale dei verificatori umani, bensì di affiancarlo offrendo un primo e tempestivo parere. L'efficacia dello strumento dipenderà in larga misura dalla capacità dell'AI di analizzare il contesto e le sfumature del linguaggio, ambiti in cui l'interpretazione umana resta per ora insuperabile. La sua utilità sarà quella di fornire un primo filtro, una risorsa immediata per quegli utenti che vogliono fare una verifica preliminare senza dover abbandonare l'applicazione.

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