L’Iss lancia il test “Bufale nel piatto” per smascherare le fake news su glutine e zucchero
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Redazione Salute
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La cultura dell’alimentazione, da qualche anno a questa parte, sembra navigare a vista in un mare di falsi miti e verità distorte, tanto che persino le istituzioni autorevoli, come l’Istituto Superiore di Sanità, faticano a tenere il passo con la disinformazione galoppante. È in questo clima di confusione generale – che coinvolge nutrizionisti improvvisati e utenti in cerca di diete miracolose – che l’ente ha deciso di passare al contrattacco, lanciando il 6 maggio un’iniziativa dal sapore quasi nostalgico. Il nome scelto, “Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull’alimentazione”, sembra uscito da un programma degli anni Novanta, ma il suo scopo è tutt’altro che ludico: si tratta di un questionario pubblico, sviluppato dal reparto alimentazione, nutrizione e salute, per mettere alla prova la capacità dei cittadini di distinguere il vero dal falso.
Un questionario per navigare nell’infodemia
Lo strumento, che si presenta come un breve test composto da cinque affermazioni, punta a decostruire le false credenze più radicate, che vanno dalla demonizzazione del glutine alla presunta superiorità dello zucchero di canna. Chi vi partecipa, e lo può fare fino al 3 giugno, non deve solo rispondere, ma è invitato a confrontarsi con le spiegazioni scientifiche fornite dall’Iss, che smontano una per una le leggende metropolitane. L’obiettivo dichiarato, come sottolinea la direttrice del Reparto, Laura Rossi, non è semplicemente quello di valutare le conoscenze, bensì di stimolare un approccio più critico verso ciò che si legge online, trasformando il dubbio in un’arma di difesa per la propria salute.
Glutine, frutta e carboidrati: le bufale sotto la lente
Tra le credenze più diffuse che il test intende sfatare, ce n’è una che riguarda il glutine, spesso visto come un nemico universale anche da chi non è celiaco. L’Iss chiarisce che, per la popolazione generale sana, il glutine non rappresenta alcun rischio, anzi eliminarlo del tutto significa privarsi dei nutrienti essenziali contenuti nei cereali. Allo stesso modo, viene demolito il mito che vuole la frutta vietata dopo i pasti: non esiste alcuna evidenza scientifica che ne sconsigli il consumo in qualsiasi momento della giornata, effetto sulla digestione compresso. E ancora, l’ente fa chiarezza sul dogma che “eliminare i carboidrati faccia dimagrire”, ribadendo che questi sono una fonte fondamentale di energia e che la perdita di peso sostenibile passa attraverso un equilibrio dietetico, non attraverso la rimozione di intere categorie di alimenti.
La scienza contro le scorciatoie metaboliche
Un’attenzione particolare è riservata poi alle false promesse dei cibi “light” o “senza zucchero”, che molti considerano la scorciatoia per un fisico perfetto. L’Iss spiega che questi prodotti, pur avendo talvolta meno calorie delle versioni standard, non fanno dimagrire automaticamente, poiché il dimagrimento dipende dall’intero bilancio energetico e dallo stile di vita. Lo stesso vale per l’ananas, spesso osannato per le sue presunte proprietà bruciagrassi: la bromelina, il principio attivo che scompone le proteine, si trova in realtà nel gambo, che non si mangia, rendendo il frutto un alimento sano ma non certo miracoloso. Il questionario, dunque, non si limita a raccogliere dati, ma funge già di per sé da vademecum, restituendo un approccio basato sui fatti in un’epoca in cui l’infodemia rischia di far più vittime della cattiva alimentazione stessa.




