Il Regno Unito torna nell’Erasmus, un accordo con l’Ue dal 2027

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Cinque anni dopo averlo abbandonato, in una delle scelte più simboliche della Brexit, il Regno Unito fa marcia indietro e si prepara a rientrare nel programma Erasmus+, secondo quanto sancito da un comunicato congiunto di Londra e Bruxelles. L’accordo, definito nei dettagli tecnici dopo trattative che hanno visto impegnati il commissario Ue al Commercio e il ministro britannico per l’Ufficio del gabinetto, non rappresenta una revisione ideologica della separazione dall’Unione ma piuttosto un correttivo di natura pragmatica, il cui valore, tuttavia, va ben oltre la semplice gestione degli scambi accademici.

La riadesione, che diventerà operativa a partire dal gennaio 2027 – con l’avvio del nuovo ciclo settennale del programma – colloca di fatto il Regno Unito nella categoria dei “paesi partner”, ovvero quelle nazioni esterne allo Spazio economico europeo che, come la Serbia o la Turchia, partecipano allo schema contribuendo al suo budget. Questo meccanismo finanziario, del resto, è stato uno dei nodi che nel 2020 portarono l’allora governo a preferire la creazione di un programma sostitutivo, ritenuto meno oneroso, ma che finì per coinvolgere un numero di studenti di gran lunga inferiore.

L’intesa, fortemente voluta dall’esecutivo laburista di Keir Starmer – il quale, durante la campagna elettorale, aveva indicato il rientro nell’Erasmus come una priorità – riapre un canale di mobilità che aveva formato generazioni di giovani britannici e europei, offrendo loro, com’è noto, molto più di un semplice periodo di studio all’estero. Si tratta, per usare le parole della dichiarazione congiunta, di ripristinare “opportunità significative” non solo nell’istruzione superiore, ma anche nella formazione professionale, nello sport e nelle politiche giovanili, settori che il programma Erasmus+ ingloba ormai da tempo. Una decisione, questa, che riflette un clima politico mutato, caratterizzato da un desiderio di normalizzazione delle relazioni dopo le asprezze del divorzio, senza che ciò significhi mettere in discussione l’uscita dall’Unione.

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