OpenAI e Jony Ive lavorano a un dispositivo "compagno": niente occhiali, produzione da 100 milioni di pezzi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’alleanza tra Jony Ive, il designer che ha plasmato l’estetica di Apple, e OpenAI, guidata da Sam Altman, punta a ridefinire il modo in cui l’intelligenza artificiale entra nella vita quotidiana. L’acquisizione di "io", la startup fondata da Ive, per 6,5 miliardi di dollari, segna l’inizio di una collaborazione che mira a creare un dispositivo fisico innovativo, lontano dagli occhiali smart ma con un volume di produzione ambizioso: 100 milioni di unità.

Le dichiarazioni dei due, seppur volutamente vaghe, lasciano intravedere un oggetto "compagno", privo di schermo e capace di integrarsi in modo naturale nelle azioni degli utenti. Altman lo ha descritto come un assistente personale "proattivo e discreto", mentre Ive – che con Apple ha rivoluzionato telefoni, tablet e computer – sembra voler replicare lo stesso approccio minimalista, puntando su un design essenziale ma funzionale.

I dettagli tecnici rimangono oscuri, ma fonti vicine al progetto suggeriscono che il dispositivo sarà tascabile, autonomo e progettato per interagire con l’ambiente circostante senza richiedere l’intermediazione di uno schermo. L’obiettivo, insomma, è superare l’attuale generazione di assistenti vocali, spesso legati a smartphone o altoparlanti intelligenti, per offrire un’esperienza più fluida e contestuale.

L’operazione finanziaria – una delle più consistenti nel settore tech degli ultimi anni – dimostra quanto OpenAI creda nel potenziale di un hardware dedicato all’AI. Del resto, Altman ha già sperimentato con Humane, l’azienda fondata da ex-dipendenti Apple, che ha recentemente lanciato il dispositivo "Ai Pin", sebbene con risultati ancora preliminari.

Quello che è certo è che Ive, lasciata Apple nel 2019 dopo quasi tre decenni, torna a occuparsi di prodotti consumer con una visione chiara: evitare la retorica dei wearable vistosi, puntando invece su qualcosa di "invisibile" ma pervasivo. Se il progetto rispetterà le aspettative, potrebbe segnare una svolta nel rapporto tra utenti e macchine, anche se i tempi di sviluppo – si parla del 2026 – lasciano spazio a ulteriori aggiustamenti.

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