Ondata di calore africano, ospedali campani al collasso: al Cardarelli 1.500 accessi in una settimana
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Redazione Interno
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È un’estate che sembra non voler mollare la presa, quella del 2026, e che anzi si prepara a chiudere il mese di agosto con un colpo di coda di quelli che mettono a dura prova il sistema sanitario regionale. Mentre il termometro si appresta a toccare picchi di 40 gradi e oltre, spinto da un anticiclone di matrice nordafricana che ha avvolto la Campania in una morsa di calore umido e afa persistente, sono i reparti di pronto soccorso a fare i conti con un’emergenza silenziosa ma sempre più pesante.
L’ondata di calore che sta interessando la regione, la quinta di questa stagione rovente, sta infatti facendo saltare il delicato equilibrio clinico di migliaia di pazienti, in particolare anziani e malati cronici, che si ritrovano a dover affrontare sbalzi termici e disidratazione con conseguenze talvolta molto serie.
Numeri da record al Cardarelli di Napoli
Il Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli, che rappresenta uno dei principali presidi d’urgenza del Mezzogiorno, ha registrato un flusso di accessi che ha dell’incredibile. Nell’arco degli ultimi sette giorni, i medici e gli infermieri del reparto hanno accolto più di 1.500 pazienti, una cifra che si traduce in una media giornaliera di circa 217 accessi, ben al di sopra dei parametri considerati fisiologici per il periodo.
Il dato più allarmante, tuttavia, è rappresentato dal picco toccato lunedì 24 agosto, quando in sole 24 ore si sono presentati al triage ben 256 cittadini, un numero che ha messo in seria difficoltà l’organizzazione del personale e la disponibilità di posti letto. Rispetto alla media del 2025, che già si attestava su valori elevati a causa di un’estate particolarmente calda, l’incremento degli arrivi si aggira attorno al 10%, un segnale inequivocabile di come le temperature eccezionali stiano incidendo in modo sempre più pesante sulla salute pubblica.
Anziani e fragili, i più esposti al colpo di calore
A fare la parte del leone tra i pazienti che varcano la soglia del pronto soccorso sono, come prevedibile, le fasce più deboli della popolazione. La stragrande maggioranza degli accessi riguarda anziani over 65 che già convivono con patologie croniche di vario genere, come insufficienza cardiaca, bronchite cronica o diabete, e che a causa del caldo e dell’afa vedono riacutizzarsi i loro disturbi in modo repentino.
Una fetta consistente di questi pazienti arriva direttamente dalle strutture residenziali per anziani (RSA), dove il sovraffollamento e la difficoltà di mantenere un microclima adeguato contribuiscono ad accelerare il deterioramento delle condizioni cliniche. La situazione, in tal senso, è resa ancor più complessa dalla natura stessa delle patologie che presentano questi pazienti, perché non si tratta di semplici malesseri da caldo ma di vere e proprie scompensi che richiedono tempi di degenza lunghi e cure intensive.
L’anticiclone nordafricano e il picco di fine agosto
La responsabilità di questa impennata degli accessi ospedalieri va ricercata nella conformazione dell’attuale ondata di calore, che gli esperti definiscono di origine subtropicale. L’anticiclone proveniente dal Nord Africa sta infatti interessando in pieno il territorio campano, portando con sé masse d’aria rovente e umida che fanno impennare le temperature fino a 6-7 gradi al di sopra delle medie stagionali.
Sebbene il caldo intenso si stia facendo sentire già da diversi giorni, il culmine di questa ondata è atteso tra venerdì 28 e sabato 29 agosto, quando le colonnine di mercurio potrebbero raggiungere valori estremi e le cosiddette “notti tropicali”, con minime che non scendono sotto i 25 gradi, renderanno quasi impossibile un adeguato recupero fisico per le persone più fragili. Non si tratta, quindi, di un fenomeno circoscritto ma di un evento prolungato che sta mettendo a dura prova la capacità di adattamento dell’organismo umano.
L’appello del medico: «Attenzione agli sbalzi termici»
In questo contesto di emergenza sanitaria, la voce dei medici di medicina generale si alza per mettere in guardia la popolazione dai rischi connessi non solo al caldo in sé ma anche ai comportamenti scorretti che si mettono in atto per cercare sollievo.
Luigi Sparano, segretario regionale vicario della Fimmg (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale), sottolinea come l’abitudine di puntare il condizionatore direttamente addosso o di esporsi a sbalzi termici bruschi tra l’aria gelata degli ambienti climatizzati e il caldo rovente dell’esterno stia generando una sorta di “effetto rimbalzo” sulla salute.
«Certamente non si combatte il caldo puntandosi il condizionatore addosso», ha dichiarato il rappresentante dei camici bianchi, evidenziando come questi improvvisi cambi di temperatura stiano provocando un vero e proprio boom di tracheiti, sinusiti e otiti, disturbi che colpiscono indistintamente sia i giovani che gli anziani e che vanno ad aggiungersi al già pesante carico di lavoro dei reparti ospedalieri.
Un’estate di fuoco che non risparmia il Sannio
La morsa del caldo, del resto, non si limita al capoluogo partenopeo ma si estende a tutta la regione, con effetti particolarmente evidenti anche nella provincia di Benevento, dove le previsioni meteo indicano tre giorni di fuoco con temperature destinate a spingersi ben oltre i valori abituali di fine agosto. L’afa, in questa zona del Sannio, si farà sentire in modo opprimente anche dopo il tramonto, rendendo difficoltoso il riposo notturno e aggravando ulteriormente lo stato di sofferenza dei soggetti predisposti.
Le autorità sanitarie locali hanno già diffuso un vademecum per i cittadini più fragili, invitando a bere molta acqua, a evitare le uscite nelle ore più calde e a mantenere gli ambienti domestici il più possibile freschi, ma la pressione sui pronto soccorso della provincia resta comunque elevata.
Ospedali sotto pressione tra accessi e complessità
Ciò che preoccupa maggiormente i direttori sanitari, oltre al numero grezzo degli accessi, è la crescente complessità dei casi che si presentano al triage. A differenza di quanto accadeva in passato, quando le ondate di calore portavano soprattutto a colpi di sole o lievi scompensi idrici, oggi i pazienti che arrivano in ospedale sono spesso affetti da pluripatologie che richiedono un approccio multidimensionale e tempi di osservazione più lunghi.
Gli anziani, in particolare, arrivano con quadri clinici già compromessi dalla disidratazione e dall’aumento della viscosità del sangue, fattori che possono innescare eventi trombotici o scompensi cardiaci acuti. Questo significa che un letto occupato da un paziente anziano in Pronto soccorso rimane bloccato per molte più ore rispetto a un paziente giovane, creando un effetto a catena che rallenta l’intera macchina organizzativa e riduce la capacità di risposta verso i nuovi arrivi.
Mentre il termometro continua a salire e l’anticiclone nordafricano mostra pochi segni di cedimento, gli ospedali campani si preparano a gestire il fine settimana più critico dell’estate, con la speranza che l’arrivo di settembre porti finalmente un po’ di respiro.
La lezione che emerge da questi giorni di fuoco, tuttavia, è chiara: il cambiamento climatico e le sue manifestazioni estreme non sono più un fenomeno occasionale ma una realtà strutturale con cui il sistema sanitario dovrà fare i conti sempre più spesso, investendo in risorse e in prevenzione per evitare che il peso delle emergenze ricada interamente sulle spalle dei pronto soccorso.
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