Neonati trovati senza vita in un armadio, la madre arrestata a Pellaro
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Redazione Interno
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La quiete della frazione di Pellaro, nel reggino, è stata lacerata da una scoperta agghiacciante, che ha condotto all'arresto di una giovane donna, accusata di aver soffocato i suoi due figli neonati per poi nasconderne i corpi tra gli indumenti di un armadio di casa. I genitori della venticinquenne, i quali hanno materialmente rinvenuto i piccoli, si dicono "sconvolti", avendo vissuto all'oscuro di tutto, ignari persino delle gravidanze della figlia, la cui Corporatura robusta le aveva consentito di celare con successo la propria condizione. Le indagini della Squadra Mobile, muovendosi tra le mura domestiche e i flussi digitali delle conversazioni private, hanno ricostruito una vicenda i cui contorni si sono delineati con drammatica e progressiva crudezza.
Le chat e il silenzio premeditato
Proprio dall'analisi di alcuni scambi di messaggi con il proprio compagno, emersi in seguito e parzialmente divulgati, traspare un quadro di ansia e di reticenza da parte della donna. In quelle comunicazioni, mentre il fidanzato tentava di rassicurarla affermando che "avere un figlio sia comunque la cosa più bella che c'è" e la spronava a confidarsi con i suoi genitori, lei opponeva un netto rifiuto a discutere della situazione, dichiarando che "il pensiero di farlo mi mette ansia". Questa sua ritrosia, secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, non era dettata da un momentaneo smarrimento bensì da una "ferrea volontà di non avere figli", un proposito che l'avrebbe spinta a preordinare il proprio gesto, come dimostrerebbe il segreto assoluto mantenuto non solo in famiglia ma anche con le amiche più strette.
Il peso di un precedente e le indagini sul compagno
A rendere ancor più cupo il quadro giudiziario che si sta delineando contro di lei concorre un precedente risalente a circa tre anni fa, quando, secondo quanto accertato dagli inquirenti, avrebbe posto fine alla vita di un altro suo bambino appena nato. Il fidanzato, dal canto suo, è finito nel registro degli indagati con l'ipotesi di favoreggiamento, sebbene il giudice per le indagini preliminari abbia successivamente rigettato la richiesta di arresto nei suoi confronti, rilevando l'assenza, allo stato, di "gravi indizi di colpevolezza". Una decisione che delimita, per il momento, il suo coinvolgimento legale in questa intricata e dolorosa faccenda.
La scena del dolore e l'isolamento di un gesto
L'ambiente domestico, che avrebbe dovuto essere un luogo di protezione, è divenuto invece lo scenario di una doppia tragedia, consumata nel silenzio e nell'isolamento. La dinamica, per come è stata ricostruita, lascia intendere che la donna, dopo aver partorito, abbia agito in solitudine per disfarsi delle piccole esistenze, celando ogni traccia di quanto accaduto fino all'amarissimo ritrovamento da parte dei propri genitori. La sua condotta, caratterizzata da un'assoluta segretezza, appare come l'elemento centrale per comprendere una vicenda che ha gettato nello sbigottimento quanti, dall'esterno, ne hanno appreso i dettagli.




