L'influenza, il picco e la falsa speranza degli antibiotici: cosa spiegano gli esperti
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Redazione Salute
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Tra la fine di dicembre e la fine di febbraio, in un periodo ogni anno variabile che non è mai del tutto prevedibile, il sistema di sorveglianza dell'Istituto Superiore di Sanità fotografa il momento di massima incidenza delle sindromi simil-influenzali, che complessivamente colpiscono ogni inverno tra i 12 e i 16 milioni di persone. Un picco che, secondo la valutazione di Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, potrebbe già essere stato raggiunto e superato, pur in presenza di un quadro epidemiologico ancora dinamico. Il leggero calo osservato durante le festività natalizie, infatti, non garantisce affatto che la curva dei contagi sia destinata a un declino netto e immediato, poiché le infezioni, una volta oltre l'apice, tendono a diminuire in maniera graduale, senza mai consentire un abbassamento brusco del livello di guardia.
Il rischio di una ripresa con la normale vita sociale
Proprio questa lenta decrescita, unitamente al ritorno alla quotidianità dopo l'Epifania con la riapertura delle scuole e la ripresa degli scambi sociali, costituisce il terreno fertile per un possibile nuovo aumento dei casi nelle prossime settimane, come segnalato da diverse previsioni. La cosiddetta "influenza K", con il suo corredo sintomatico, rimane quindi un argomento di stretta attualità, sollevando interrogativi ricorrenti sulla trasmissione dei virus, sulla prevenzione e, soprattutto, sull'approccio terapeutico più corretto da adottare. A fare chiarezza, in particolare su quest'ultimo punto decisivo, intervengono con fermezza gli esperti dell'Iss, i quali ribadiscono un principio cardine spesso trascurato: gli antibiotici non hanno alcuna efficacia contro le infezioni virali, come appunto l'influenza stagionale.
Le raccomandazioni per chi è malato e per chi sta bene
L'inutilità, se non la potenziale dannosità, di un ricorso indiscriminato a questi farmaci per curare tosse e raffreddore di origine virale rappresenta dunque un messaggio fondamentale da diffondere. Parallelamente, per limitare la circolazione dei patogeni, gli infettivologi forniscono indicazioni precise ai contagiati, invitandoli a un comportamento responsabile. Pierluigi Viale, professore dell'Università di Bologna, sottolinea l'importanza di alcune semplici norme per coloro che, pur non essendo gravi, vogliono evitare di trasmettere il malanno: si tratta di accorgimenti che passano principalmente dalla riduzione volontaria delle occasioni di contatto in ambienti chiusi e affollati. Per chi, invece, gode di buona salute, il consiglio è speculare: sarebbe opportuno, almeno nella fase di massima circolazione virale, evitare i luoghi chiusi e molto frequentati, dove il rischio di esposizione aumenta in modo significativo.
Un quadro in evoluzione che richiede prudenza
La stagione influenzale, fotografata nelle sue tendenze generali ma sempre sfuggente nelle sue manifestazioni locali e individuali, si configura dunque come un fenomeno che richiede ancora attenzione. La possibilità di nuovi rimbalzi dei contagi, legata al normale ritmo della vita collettiva, impone di non considerare superata la fase critica anche quando i numeri cominciano a mostrare i primi segnali di miglioramento. Restano validi, come baluardo sia personale che di protezione per gli altri, i presìdi basilari della prevenzione, a partire dall'igiene delle mani e dalla gestione responsabile degli starnuti e dei colpi di tosse, mentre l'uso dei farmaci deve essere rigorosamente confinato all'ambito di una precisa indicazione medica, lontano dalle pericolose automedicazioni con antibiotici.




