L'influenza non si cura con gli antibiotici: le spiegazioni degli esperti in un inverno ancora a rischio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
L’inverno, che ormai è nel vivo della sua stagione, porta con sé, come di consueto, l’impennata delle sindromi respiratorie, con l’Istituto Superiore di Sanità che rileva annualmente un numero di casi compreso tra i dodici e i sedici milioni. Sebbene il momento di massima incidenza, quel picco che solitamente si colloca tra la fine di dicembre e quella di febbraio, possa essere considerato da alcuni superato – come sostiene, ad esempio, il direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – gli specialisti invitano a non abbassare la guardia, poiché il calo dei contagi, dopo l’apice, non è mai brusco ma si sviluppa in modo graduale, e un possibile rimbalzo, favorito dalla riapertura delle scuole e dalla ripresa delle attività sociali dopo le festività, rimane un’eventualità concreta.
Il chiarimento fondamentale sugli antibiotici
Tra le domande più frequenti che accompagnano questa fase dell’anno, ve n’è una particolarmente insistente, che riguarda l’uso dei farmaci: «Antibiotici e influenza, c’è un legame?». La risposta degli esperti dell’Iss è netta e serve a fugare un luogo comune pericoloso. Gli antibiotici, i quali agiscono esclusivamente contro infezioni di natura batterica, sono del tutto inefficaci contro i virus, responsabili invece dell’influenza stagionale; il loro utilizzo improprio, dettato dall’errata convinzione che possano accelerare la guarigione, non solo è inutile ma contribuisce al grave problema dell’antibiotico-resistenza, rendendo questi medicinali meno efficaci quando saranno davvero necessari. Una prassi, quella dell’autoprescrizione, che va quindi assolutamente evitata, demandando ogni decisione terapeutica al medico curante.
Comportamenti per limitare la diffusione
Poiché la circolazione virale, inclusa quella della cosiddetta variante K, è ancora significativa, assumono grande importanza le norme di comportamento individuale per contenere il contagio. Pierluigi Viale, professore dell’Università di Bologna, ha ribadito alcuni consigli fondamentali rivolti a chi è già ammalato e intende proteggere gli altri. Oltre all’ovvia raccomandazione di restare a casa in caso di sintomi febbrili, è cruciale mantenere un’igiene respiratoria scrupolosa, coprendo naso e bocca quando si tossisce o si starnutisce, preferibilmente con un fazzoletto monouso, e lavandosi frequentemente le mani. Chi sta bene, d’altro canto, farebbe bene a evitare, per quanto possibile, i luoghi chiusi e molto affollati, dove il rischio di trasmissione è più elevato.
La gestione della convalescenza
Una volta contratta l’infezione, la strategia migliore per favorire il decorso naturale della malattia consiste in un adeguato riposo e in una corretta idratazione, aspetti che nulla hanno a che vedere con l’assunzione di farmaci specifici se non quelli, eventualmente, sintomatici raccomandati dal medico per alleviare i disturbi. Anche l’alimentazione gioca un suo ruolo, con una dieta leggera ma nutriente che possa supportare l’organismo senza affaticarlo. Si tratta di accorgimenti semplici, eppure spesso trascurati, che però rappresentano il cardine di una gestione responsabile dell’influenza, sia per sé stessi sia per la collettività, in un periodo dell’anno in cui i virus respiratori trovano ancora terreno fertile per propagarsi.




