Italia, parte la tassa da due euro sui pacchi low cost extra Ue
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Redazione Economia
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Il governo italiano, in una mossa definita di protezione per il tessuto imprenditoriale nazionale, soprattutto nel comparto moda, ha inserito nella Manovra 2026 un nuovo balzello che colpirà direttamente le abitudini d'acquisto online. A partire dal prossimo anno, infatti, su ogni pacco di valore inferiore ai 150 euro in arrivo o in partenza dall'Italia – e non solo dunque su quelli provenienti da fuori l'Unione europea – graverà un contributo fisso di due euro. Una misura, la cui portata finanziaria è stimata in centoventidue milioni e mezzo di euro per il 2026 e quasi duecentocinquanta milioni l'anno nel biennio successivo, che mira a riequilibrare, secondo l'esecutivo, le condizioni di concorrenza con l'e-commerce globale.
Il contesto europeo e gli effetti per i consumatori
Questa decisione nazionale, voluta dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, si inserisce in un quadro comunitario più ampio e articolato, dove già a luglio 2026 diverrà operativo un dazio doganale temporaneo da tre euro sui piccoli pacchi in ingresso nello spazio Ue. Il Consiglio Ecofin, come riferito da fonti di Bruxelles, ha trovato l'intesa per questa imposta transitoria, che resterà in vigore in attesa di un accordo permanente sulla soppressione della franchigia doganale. Ne consegue, per il consumatore italiano, un inevitabile incremento dei costi per gli acquisti online di moda ultra-fast fashion e di prodotti a basso valore, i quali – va sottolineato – costituiscono la stragrande maggioranza del volume di merci circolanti per corriere.
Le motivazioni di una scelta fiscale
La logica sottostante a questa imposizione, al di là degli introiti per le casse dello Stato che verranno destinati a finanziare altri capitoli di spesa della manovra economica, viene pubblicamente spiegata come una forma di tutela per la filiera produttiva italiana. Si argomenta, in sostanza, che la concorrenza basata sul dumping fiscale e sociale, spesso associato a certi colossi del commercio elettronico con sede in territori extraeuropei, distorca il mercato e danneggi gli esercenti che operano rispettando standard e normative europee. La tassa, quindi, si configura come un tentativo di rendere meno vantaggioso, sul piano del prezzo finale, l'acquisto di merci a bassissimo costo.
Uno scenario in evoluzione per l'e-commerce
La combinazione della misura italiana e di quella comunitaria in arrivo delinea un cambiamento strutturale per il settore delle importazioni low value, segnando di fatto la fine di un'era di sostanziale esenzione per milioni di spedizioni. Se ne vedranno gli effetti sui listini delle piattaforme e sulla propensione all'acquisto, in un momento in cui la pressione normativa su determinati modelli di business della fast fashion si fa più stringente. Resta da osservare come si evolverà il quadro, anche alla luce dell'accordo permanente che l'Ue dovrà negoziare per sostituire il regime transitorio del dazio da tre euro.




