Ue, via libera ai dazi per i mini-pacchi low cost dal 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con una decisione che a Bruxelles non esitano a definire «attesa, urgente e finalmente condivisa», gli Stati membri dell’Unione europea hanno sancito la fine di un’era per l’e-commerce globale, approvando l’abolizione di quella soglia di esenzione doganale che, per i pacchi di valore inferiore a centocinquanta euro, ha finora agevolato un flusso pressoché ininterrotto di merci dai mercati extracomunitari. L’intenzione politica, che si traduce in una pressione concreta, è di far scattare la stretta già a partire dal 2026, anticipando di ben due anni il debutto ufficiale previsto dal pacchetto di riforma doganale dell’Unione, in un tentativo di arginare con maggiore celerità un fenomeno commerciale divenuto ormai pervasivo.

L'accordo dell'Ecofin e la corsia preferenziale per gli Stati membri

Il Consiglio dell’Unione europea che riunisce i ministri delle finanze, noto come Ecofin, ha dunque dato il suo assenso formale a un provvedimento che equipara fiscalmente le micro-spedizioni low cost a qualsiasi altra merce importata. La misura, la cui applicazione è tecnicamente vincolata all’entrata in funzione del nuovo hub dati Ue previsto per il 2028, è stata però dotata di una clausola di flessibilità che ne consente l’adozione anticipata. I Paesi che lo riterranno opportuno, infatti, potranno iniziare a tassare i piccoli pacchi a partire già dal primo euro di valore a decorrere dal 2026, offrendo una corsia preferenziale a quelle nazioni, come l’Italia, che da tempo sollecitano un intervento più rapido contro quella che viene percepita come una concorrenza sleale.

Il boom delle piattaforme e il peso sui settori tradizionali

La riforma, che mira a riequilibrare le condizioni di mercato, si inserisce in un contesto segnato dall’esplosione delle vendite business-to-consumer gestite da colossi digitali con base al di fuori dei confini europei. Si calcola che nel 2024 il volume di tali spedizioni abbia toccato la cifra monstre di dodici milioni di pacchetti al giorno, un fiume in piena di merci, spesso di modico valore, che ha finito per gravare in modo significativo su interi comparti industriali. L’associazione di categoria Confcommercio, che con la sua organizzazione europea Eurocommerce si è spesa in prima linea per portare la questione all’attenzione delle istituzioni, ha parlato di un «segnale importante», sottolineando come la manovra rappresenti una risposta concreta alle migliaia di aziende italiane, specialmente quelle operanti nei settori dell’abbigliamento, degli accessori e degli articoli per la casa, che si sono trovate a competere con operatori sostanzialmente avvantaggiati dal regime di esenzione.

Il meccanismo e gli obiettivi della nuova normativa doganale

Il cuore tecnico della nuova disciplina risiede nell’obbligo di assoggettare a dazio doganale ogni singolo pacco in entrata da un Paese terzo, eliminando di fatto la franchigia che per decenni ha costituito il canale privilegiato per un modello di business basato sulla vendita diretta al consumatore finale di prodotti a bassissimo costo. L’impianto normativo, che si appoggia alla creazione di un sistema di dati centralizzato per gestire le dichiarazioni, non si limita a introdurre un prelievo fiscale ma persegue l’obiettivo più ampio di riportare equità all’interno del mercato unico, regolamentando in maniera più stringente e omogenea un flusso di merci divenuto ormai troppo ampio e troppo liquido per essere governato con le vecchie regole.

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