La doppia tasca sui pacchi low cost, tra dazio Ue e manovra italiana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tra dazio europeo e tassa italiana, i pacchi sotto i 150 euro in arrivo da fuori l'Unione costeranno circa 5 euro in più, un aumento che graverà in via quasi certa sui consumatori finali nonostante la logica formale vorrebbe che a sostenerlo fossero i venditori. L'intento dichiarato delle due misure, che si muovono su piani temporali distinti ma convergenti, è quello di riequilibrare un mercato, quello dell'e-commerce internazionale, considerato ormai troppo sbilanciato a favore di operatori esteri, molti dei quali cinesi, i quali godono fino ad oggi di un regime doganale agevolato. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato come il provvedimento comunitario giunga proprio su esplicita richiesta dell'Italia, a conferma di una strategia protezionistica ben precisa, tesa a dare "conforto" al comparto produttivo nazionale.

La convergenza tra Bruxelles e Roma

Il quadro normativo, complesso e articolato, prende forma attraverso due interventi paralleli. Da un lato, il Consiglio Europeo, riunito in sede ECOFIN, ha dato il suo via libera definitivo a un contributo di 3 euro sulle microspedizioni extra-Ue, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° luglio 2026. Dall'altro, la legge di bilancio italiana ha già approvato una tassa nazionale sui pacchi a basso valore, fissandone l’operatività a partire dal prossimo luglio. Sebbene le misure siano concettualmente separate e abbiano scadenze differenti, il loro effetto cumulativo, come ha spiegato lo stesso ministro, finirà per creare un onere complessivo di circa 5 euro per ogni singolo pacco di importo inferiore alla soglia dei 150 euro. Una somma che, seppur modesta sul singolo acquisto, assume un peso rilevante considerando i volumi di traffico generati dall'e-commerce globale.

La questione dell’incidenza economica

La normativa, sia quella europea che quella italiana, stabilisce in teoria che il nuovo contributo debba essere assolto dal venditore o dall'operatore che effettua la spedizione. Tuttavia, è palese per gli osservatori del settore e per la stessa dinamica dei mercati che l'aggravio, quasi inevitabilmente, verrà traslato sul prezzo finale pagato dall'acquirente. Questo meccanismo, del resto, non costituisce una novità nelle politiche fiscali indirette, le quali hanno spesso come risultato ultimo quello di modificare il comportamento dei consumatori attraverso un aumento dei costi. La doppia imposizione, quindi, si configura come un disincentivo mirato, un tentativo di rendere meno vantaggiosi gli acquisti impulsivi su piattaforme transcontinentali, le quali hanno costruito il loro successo proprio sulla combinazione di prezzi stracciati e spedizioni gratuite o a costi irrisori.

Il contesto geopolitico e commerciale

La mossa, che non nasconde le sue finalità di difesa commerciale, si inserisce in un clima internazionale dove le tensioni sui flussi di merci sono sempre più acute, con l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, storicamente propensa a politiche tariffarie aggressive. Mentre l'Europa cerca di dotarsi di strumenti per proteggere il suo mercato interno senza innescare guerre commerciali frontali, l'Italia sembra volersi porre alla guida di una frazione più intransigente, puntando a colpire in maniera selettiva quel fenomeno di importazione massiccia di beni a bassissimo costo che viene spesso identificato, in maniera semplicistica ma efficace nel dibattito pubblico, con un'unica provenienza geografica. Il tavolo di confronto annunciato da Urso con le associazioni di categoria dovrà ora gestire le ricadute pratiche di una scelta che tocca milioni di transazioni quotidiane.

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