Il referendum sulla riforma Nordio supera le 300mila firme, il fronte del no si organizza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A venti giorni dalla scadenza del termine per la raccolta delle sottoscrizioni, fissata per il 30 gennaio, l’iniziativa referendaria promossa per abrogare parti della riforma della giustizia ha già superato la soglia delle trecentomila firme, completando così circa il sessanta per cento del percorso necessario. Un traguardo significativo, che dimostra come il dibattito sulla cosiddetta riforma Nordio continui a infiammare la scena politica, mentre il governo – che ha confermato l’intenzione di procedere comunque verso la consultazione – si trova a dover fare i conti con un opposizione che si sta strutturando. La raccolta, disponibile sul portale del ministero della Giustizia dal 22 dicembre scorso, prosegue a ritmo sostenuto, avvicinandosi al quorum richiesto in un lasso di tempo che gli organizzatori considerano incoraggiante.

Il centrosinistra battezza il comitato per il "no" a Roma

Proprio mentre le firme digitali continuano ad accumularsi, il fronte del "no" si è dato una forma più organica e visibile con la nascita, a Roma, del comitato "Società civile per il No". Un'iniziativa, presentata al Centro Congressi Frentani e guidata da Giovanni Bachelet, che punta esplicitamente a coagulare le forze contrarie a una riforma descritta come una pericolosa torsione in senso autoritaria. Lo spirito, come è stato affermato durante l’evento, è quello di un "no" inteso come atto di difesa dei principi costituzionali, di fronte a una legge accusata di voler, in sostanza, asservire la magistratura al potere politico attraverso meccanismi come la separazione delle carriere e l'istituzione di un doppio Consiglio superiore.

Dall'altra parte, i comitati per il "sì" si attivano sul territorio

Se da una parte il "no" mobilita le proprie energie nella capitale, dall’altra il "sì" inizia a organizzarsi a livello locale, cercando di portare il discorso direttamente tra i cittadini. È il caso, ad esempio, del comitato territoriale "Sì Separa" costituito a Santeramo in Colle, promosso nell’ambito di una campagna nazionale sostenuta dalla Fondazione Luigi Einaudi. Guidato dall’avvocato Domenico Conversa, il gruppo si prefigge di informare l’opinione pubblica e di stimolare il dibattito attorno alle ragioni del voto favorevole, puntando in particolare sulla questione della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, presentata come un elemento cardine di imparzialità e modernizzazione.

Le critiche della segretaria Schlein alla riforma

Tra le voci più autorevoli che si sono spese per il fronte del "no", spicca quella della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, la quale, intervenendo a sostegno dell’iniziativa referendaria, ha smontato pezzo per pezzo le premesse della riforma. Secondo la sua analisi, il provvedimento non affronta nessuno dei nodi strutturali che rendono la giustizia italiana lenta e inefficace: non assume personale, non snellisce i processi, non migliora le condizioni critiche delle carceri. Inoltre, ha obiettato, neppure la separazione delle carriere rappresenterebbe un reale cambiamento, dato che molti suoi aspetti sono stati già limitati dalla precedente riforma Cartabia e riguardano, in ogni caso, numeri marginali all’interno dell’ordinamento. Una riforma, ha concluso, che sembra concepita non per i cittadini, ma per coloro che, detenendo il potere, aspirano a sfuggire a controlli troppo stringenti.

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