Strage di Castel D'Azzano, procedimento disciplinare per tre ufficiali dei carabinieri
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La Procura generale di Venezia ha notificato un atto di incolpazione disciplinare a tre ufficiali dei carabinieri di Verona per la loro condotta nella pianificazione e nella gestione del blitz al casolare dei fratelli Ramponi, l'operazione costata la vita a tre militari nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2025. A darne notizia sono state diverse testate locali e nazionali, tra cui L'Arena e il Corriere della Sera, ricostruendo i passaggi di un fascicolo che si affianca al procedimento penale principale.
I destinatari del provvedimento sono il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dell'Arma scaligera, il tenente colonnello Antonio Sframeli, comandante del reparto operativo, e il capitano Vincenzo Spataro, comandante della compagnia di Villafranca. L'accertamento riguarda presunti errori sul piano della pianificazione dell'intervento, nella sua gestione e per non averlo interrotto quando era apparso chiaro che gli occupanti avevano saturato di gas l'ambiente del casolare, con un rischio di esplosione ormai evidente.
Il procedimento disciplinare, avviato dalla Procura generale di Venezia, competente per le azioni a carico degli ufficiali, prevede un'udienza il prossimo 30 ottobre davanti alla Commissione di disciplina presso la Corte d'Appello di Venezia. A riferirlo è il quotidiano Daily Verona Network, precisando che il collegio giudicante sarà composto da due magistrati e da un rappresentante dell'Arma. Per i tre ufficiali si profila il rischio della sospensione dal servizio, una sanzione che si colloca sul piano disciplinare e non penale.
L'atto di incolpazione elenca diciotto capi contestati, tutti riconducibili a profili di negligenza.
A spiegare il contenuto delle contestazioni è stato il procuratore generale di Venezia, Federico Prato, il quale ha parlato di un atto d'incolpazione disciplinare giunto al termine di mesi di accertamenti. Il documento contesta le modalità con cui è stato eseguito il blitz: durante le ore notturne, con scarsa visibilità, senza una pianificazione adeguata e senza il supporto di reparti specializzati in operazioni di quel tipo.
Viene inoltre segnalato che l'intervento è proseguito nonostante le perplessità manifestate da alcuni operatori, tra cui il luogotenente Marco Piffari, che avrebbe espresso i propri timori tre giorni prima dell'azione. La Procura generale contesta anche che non sia stata monitorata adeguatamente l'attività preparatoria dei fratelli Ramponi, come l'acquisto di bombole di gas e di benzina.
Il fascicolo della Procura generale richiama una serie di episodi precedenti alla tragedia. Il 7 ottobre 2024 Dino Ramponi aveva minacciato di darsi fuoco; il 18 novembre dello stesso anno i tre fratelli erano saliti sul tetto dopo aver saturato la casa di gas; il 25 settembre 2025 Maria Luisa Ramponi aveva portato una bombola all'esterno, intimando di far saltare tutto se qualcuno si fosse avvicinato.
La vicenda dei Ramponi affonda le radici in una lunga disputa per il pignoramento del casolare, avvenuto per sanare debiti non saldati, che i tre fratelli, agricoltori di età compresa tra i 60 e i 66 anni, avevano contestato con una serie di ricorsi e resistenze.
Parallelamente al procedimento disciplinare, la giudice dell'udienza preliminare Beatrice Marini ha disposto il rinvio a giudizio di Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi davanti alla Corte d'Assise di Verona. I tre sono accusati di strage in concorso, detenzione di materiale esplosivo e resistenza a pubblico ufficiale. Il processo si aprirà il prossimo 26 ottobre davanti al collegio presieduto da Raffaele Ferraro.
La giudice ha respinto le richieste delle difese, comprese l'istanza di una perizia sulla capacità di intendere e di volere degli imputati e la richiesta di non luogo a procedere avanzata dal legale di Dino Ramponi.
La notte del 14 ottobre 2025, davanti al casolare di via San Martino a Castel d'Azzano, si presentarono una trentina di uomini tra carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco e personale addetto allo sgombero. L'obiettivo era eseguire una perquisizione per sequestrare gli esplosivi che i droni avevano avvistato sul tetto, propedeutica a un successivo sgombero dell'immobile. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Maria Luisa Ramponi aveva saturato l'abitazione di gas e piazzato alcune molotov. Al momento dell'irruzione, la donna avrebbe innescato la deflagrazione con un accendino.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
