Quei giovani del Giubileo non sono già spariti, e Tor Vergata ne porta i segni
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Redazione Interno
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Esserci faceva un altro effetto. Sabato scorso, chi scrive ha avuto il privilegio di partecipare – pur largamente fuori età – al Giubileo dei giovani nella spianata di Tor Vergata, e non avrebbe mai immaginato di emozionarsi così. Persino nel commento alla veglia, ospite della diretta del Tg1 condotta da Ignazio Ingrao con don Filippo Di Giacomo, è stato impossibile non notare come quelle ragazze e quei ragazzi abbiano compiuto un pellegrinaggio straordinario, dimostrando una fiducia negli altri e nel futuro che pochi si aspettavano.
Ma mentre l’eco delle voci e delle preghiere si spegneva, a rimanere è stata un’altra traccia, ben più tangibile: cumuli di rifiuti abbandonati sull’asfalto, sacchi di plastica, bottiglie e resti di cibo che hanno riempito la spianata dopo la partenza del milione di pellegrini. La polemica è divampata rapidamente, con alcuni residenti che hanno accusato i giovani di maleducazione, ironizzando sul fatto che fossero «troppo impegnati a cantare in metro per pulire». Le critiche, però, non tengono conto di un dettaglio: l’organizzazione, che avrebbe potuto predisporre più contenitori e servizi di smaltimento, ha lasciato spazio all’improvvisazione.
Intanto, a piazza San Pietro, Papa Leone XIV riceveva in dono la sua pizza preferita, scatenando l’entusiasmo della folla. Un gesto semplice, che ha ricordato come il Giubileo non sia solo un evento religioso, ma un fenomeno sociale capace di unire – e talvolta dividere – intere città. Roma, del resto, ha vissuto giorni di caos: i mezzi pubblici ridotti, il traffico paralizzato, le strade invase da chi, arrivato da ogni angolo del mondo, ha cercato di vivere un’esperienza unica.
Eppure, c’è chi ha provato a strumentalizzare l’evento. Gli interventi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha esortato i giovani a «fare chiasso come nel 2000», sono suonati fuori luogo, quasi un tentativo di appropriarsi di un’energia che la politica fatica a comprendere. «Se fossi un ragazzo», verrebbe da pensare, «farei semplicemente quello che voglio, senza preoccuparmi di chi cerca di tirarmi per la giacchetta».
Diverso il tono di Ivana Barbacci, segretaria generale della Cisl Scuola, per la quale il raduno ha smentito ogni luogo comune sui giovani «fragili e disillusi». Quella di Tor Vergata, ha sottolineato, è una generazione «viva, consapevole e in cerca di senso», pronta a misurarsi con crisi ambientali, lavorative e geopolitiche senza perdere la speranza.




