Il Milan di Allegri e la trasferta di Cremona: il monito di Ordine tra dinamiche di spogliatoio e futuro tecnico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel vorticoso dibattito che avvolge il Milan post-sconfitta con il Parma, una sconfitta interna che ha interrotto una lunga striscia di risultati utili e che ha di fatto allontanato i rossoneri dalla vetta della classifica portando l'Inter a piú dieci, emergono con chiarezza le riflessioni del collega Franco Ordine. Nel suo editoriale per MilanNews.it, Ordine ha puntato i riflettori sulla trasferta di Cremona, un appuntamento che, nelle sue parole, cela insidie ben piú profonde del mero aspetto tecnico. Citando Fabio Capello, “uno che conosce benissimo queste dinamiche”, il giornalista ha evocato il rischio concreto di un contraccolpo psicologico per la squadra di Massimiliano Allegri: il pareggio di Como e il passo falso di San Siro potrebbero infatti lasciare strascichi pesanti, capaci di minare la concentrazione proprio nel momento in cui ci si appresta ad affrontare una squadra in difficoltà come quella di Davide Nicola. Un avversario, quest'ultimo, che pur vivendo “forse il suo periodo più difficile” secondo Ordine, potrebbe trovare proprio in questa emergenza la molla per rialzare la testa.

La gestione del gruppo e la saggezza dell'allenatore

Al di là del risultato immediato, ciò che Ordine sottolinea con forza è la capacità di Allegri di navigare a vista in acque turbolente. “Allegri è uno che conosce come gira il calcio e non c’è bisogno di rivolgergli nessun appello”, scrive il giornalista, ricordando come il tecnico livornese, fin dall’inizio del torneo, abbia costantemente predicato prudenza. La sua insistenza nel voler “guardare le spalle invece che inseguire sogni di gloria” – parole che riecheggiano nei corridoi di Milanello – non era dunque un atteggiamento rinunciatario, bensì la lucida consapevolezza di chi sa che in un campionato gli equilibri sono labili. Solo quelli che, magari con superficialità, pensavano di poterlo “prendere in castagna” parlando apertamente di scudetto, hanno tentato di tendergli una trappola retorica. È come se la prestazione convincente di Bologna, per dirla con Ordine, avesse esaurito quella vena positiva, dispersasi nei dieci giorni di pausa che hanno interrotto il fluire del campionato.

Il mercato e i rapporti societari: il nodo del futuro

Ma l’analisi di Ordine si spinge oltre l’immediato, addentrandosi nei meandri della gestione societaria e dei rapporti che legano Allegri al club. Il collega, dicendo di poter immaginare da chi sia partita la soffiata giunta alla redazione di SportItalia riguardo al futuro del mister, affronta il tema con la consueta schiettezza. Da quando Allegri e il direttore sportivo Igli Tare sono approdati a Milanello, racconta Ordine, la loro consulenza è stata inizialmente richiesta su operazioni delicate come quelle per Maignan o Modric. In seguito, però, la società ha condotto in autonomia il mercato, riducendosi all’ultimo giorno per assicurarsi Rabiot – senza il quale, ipotizza il cronista, i rossoneri sarebbero ora a metà classifica – e inseguendo profili come Nkunku dopo aver inutilmente fatto avvicinare a Milano Boniface, poi fermo per infortunio. Uno scenario, questo, ripetutosi a gennaio con la vicenda Mateta: se non fossero stati Tare e Allegri a segnalare tempestivamente i problemi fisici del centravanti francese, chissà quali scelte avrebbe compiuto la dirigenza. In quelle circostanze, Allegri e Tare hanno dimostrato di tutelare gli interessi del club e del gruppo squadra, rivelandosi non solo affidabili ma anche fedeli. Sarà dunque opportuno, conclude Ordine, che in futuro, e soprattutto se il Milan dovesse centrare uno dei quattro posti per la Champions League, la società continui a riporre fiducia nei due principali esponenti dell’area tecnica, concordando con loro le strategie per il calciomercato. Un passaggio, questo, che fotografa un dualismo tra la parte tecnica e quella dirigenziale, un equilibrio delicato su cui si giocheranno le partite più importanti, quelle che si giocano a tavolino.

Numeri e prospettive: la classifica e l'obiettivo concreto

In attesa di capire cosa accadrà a Cremona, e in bilico tra le dinamiche di spogliatoio e le tensioni societarie, resta la nuda concretezza del campo. La sconfitta con il Parma ha lasciato il Milan a 54 punti dopo ventisei giornate, saldamente al secondo posto ma con un distacco che rende la rincorsa all’Inter un'impresa titanica. Più realistica, e vitale per le casse del club, è la necessità di blindare la qualificazione alla prossima Champions League. L'obiettivo, come ribadito a più riprese dallo stesso Allegri, resta il piazzamento tra le prime quattro. Un traguardo che, dati alla mano, appare alla portata se si considera che la squadra viaggia a una media punti da primato nell'era della Serie A a venti squadre. Eppure, come sempre accade in questi frangenti, le prestazioni contro le cosiddette “piccole” – e qui si inserisce il tema della trasferta di Cremona – diventano l'esame più insidioso per un ambiente che deve dimostrare di aver assorbito la lezione di chi, come Capello, quelle dinamiche le conosce bene.

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