Il muro del Paraguay, Gill e la protesta della Turchia: la storia dietro l’eliminazione di Montella

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ad Orlando Gill non era rimasto più nulla, se non un paio di guantoni consumati dall’uso e dalla fatica di un sogno che sembrava essersi infranto contro il muro della realtà. Il resto, l’aveva venduto pezzo dopo pezzo: vestiti, scarpe, persino qualche maglietta, pur di far quadrare i conti in un momento in cui la disperazione bussava alla porta di casa. Quattro anni fa, mentre il mondo del calcio scorreva indifferente sugli schermi televisivi, lui era lì, a svuotare l’armadio per mantenere la famiglia che faticava a stare a galla.

La nascita di Lautaro Daniel, suo figlio, aveva portato con sé non solo la gioia immensa di una nuova vita, ma anche un peso che nessun padre dovrebbe mai sopportare: il bambino non stava bene e le spese mediche, come spesso accade in certe realtà sudamericane, divoravano ogni risparmio.

L’ascesa del numero uno paraguayano

La storia di Gill è quella di un uomo che ha toccato il fondo con le proprie mani, per poi risalire aggrappandosi alla sola cosa che non aveva potuto vendere: il talento. Perché i guantoni, quelli, erano rimasti. E con quelli, il portiere del Paraguay si è costruito una reputazione solida, fatta di parate decisive e riflessi felini che hanno stregato gli osservatori di mezzo mondo.

La sua ascesa, però, non è stata improvvisa, né tantomeno fortunata; è il frutto di una volontà ferrea che lo ha portato a diventare un baluardo insuperabile per la sua nazionale, proprio in un torneo che avrebbe potuto segnare la definitiva consacrazione. È stato lui, con le sue mani e con quel coraggio che solo chi ha avuto tutto da perdere può possedere, a ergersi come un muro contro le velleità della Turchia di Vincenzo Montella, negando ai giocatori avversari lo spazio per il gol e trasformando la sua porta in una fortezza inespugnabile.

Il caso dell’orologio e la protesta turca

Eliminata ai gironi, la Turchia di Montella ha però deciso di non abbattersi subito, cercando una strada, per quanto tortuosa, per ribaltare un verdetto che sembrava già scritto. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, la federazione turca avrebbe presentato un reclamo alla Fifa, chiedendo la ripetizione della partita persa contro il Paraguay, quella che è costata l'eliminazione dal torneo. La protesta, che non è stata accolta dal massimo organismo del calcio mondiale, si basa su un episodio a dir poco singolare, legato all'operato dell'arbitro Ivan Barton.

La Turchia sostiene che il fischietto centroamericano abbia commesso un errore grave nel non aver estratto il secondo cartellino giallo nei confronti del calciatore paraguayano Matias Galarza; quest’ultimo, secondo la ricostruzione turca, avrebbe addirittura meritato l'espulsione per aver indossato un orologio, perso dall'arbitro in un momento concitato della partita, come se si fosse appropriato indebitamente di un oggetto che non gli apparteneva.

Montella e la reazione dopo l’eliminazione

La rabbia e la delusione, ovviamente, non mancano nella panchina turca, ma Vincenzo Montella ha scelto la via della determinazione piuttosto che quella della resa. Nell’immenso SoFi Stadium di Los Angeles, durante la conferenza stampa di vigilia della partita contro gli Stati Uniti di Mauricio Pochettino, un tecnico che lui conosce bene per averlo incrociato in un Fiorentina-Tottenham valido per i quarti di finale di Europa League, l’Aeroplanino ha voluto mettere subito in chiaro le proprie intenzioni.

Carico a pallettoni, con il volto contratto ma lo sguardo fiero, ha tuonato contro le critiche ricevute, definendole intollerabili e chiedendo rispetto per il lavoro svolto dalla sua squadra. Se l’aspettava diversamente questo primo impatto con la fase finale del torneo, pensava di arrivare a Los Angeles per giocarsi il primo posto del girone contro i padroni di casa e, invece, si è ritrovato a fare i conti con un’eliminazione precoce che brucia ancora.

Eppure, nonostante il colpo subito, Montella non ha alcuna intenzione di gettare la spugna: “Non mi dimetto e non mi arrendo”, ha dichiarato, lasciando intendere che il suo progetto in Turchia è ben lontano dall’essere concluso, nonostante le difficoltà e le polemiche che hanno avvolto la spedizione, compresa quella relativa all’orologio che ha fatto tanto discutere.

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