Il giudice Pertile invia una denuncia al pm per Corona: il rifiuto di rimuovere i video su Signorini

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il provvedimento, che si inserisce in una vicenda giudiziaria già complessa, emana dal Tribunale civile di Milano dove il magistrato Roberto Pertile ha disposto la segnalazione alle autorità inquirenti. L'oggetto della contestazione, come si evince dai documenti, risiede nella presunta inottemperanza dolosa a un preciso ordine del giudice emanato nello scorso gennaio, ordinanza che imponeva la cessazione della diffusione di determinati contenuti. Fabrizio Corona, secondo quanto accertato, non avrebbe ottemperato al mandato, mantenendo in rete i filmati della sua trasmissione “Falsissimo” che hanno per protagonista Alfonso Signorini. Questi ultimi, stando a quanto ricostruito nei ricorsi, mostrerebbero elementi di corrispondenza privata, come chat e fotografie, scambiati tra il conduttore televisivo e un noto personaggio dello spettacolo, suscitando la ferma reazione legale dell’interessato.

La base giuridica della segnalazione

La decisione del giudice Pertile, la quale fa seguito a un nuovo ricorso presentato dalla difesa di Signorini, si fonda sulla ripetuta violazione di quel provvedimento cautelare. Gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, patrocinanti la parte offesa, hanno infatti sollevato la questione dinanzi al tribunale, evidenziando come le pubblicazioni siano proseguite nonostante il divieto. Il magistrato, nel valutare la situazione, ha ritenuto sussistenti gli estremi per una segnalazione alla procura, in quanto la condotta posta in essere configurerebbe il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Una situazione, questa, che non fa che aggravare la posizione processuale di Corona, il quale si trova già a dover rispondere di altre imputazioni in sede penale.

Il contenuto controverso dei video

I filmati al centro della disputa, tratti dalla web-tv “Falsissimo”, hanno come fulcro la divulgazione di scambi personali e riservati. Nel dettaglio, Corona avrebbe mostrato al pubblico le conversazioni intrattenute via messaggio tra Signorini e Antonio Medugno, includendo nella trasmissione anche le immagini che il conduttore avrebbe inviato al suo interlocutore. Questa esposizione di materiale privato, al di là delle valutazioni di merito che spettano esclusivamente all’autorità giudiziaria, ha costituito il movente primario dell’azione legale intrapresa per ottenere la rimozione dei contenuti e, in seguito, per denunciare l’inosservanza dell’ordine del giudice. Un percorso che, attraverso le varie fasi processuali, ha portato all’attuale momento di alta tensione legale.

Le conseguenze immediate della decisione

L’invio della denuncia al pubblico ministero da parte del giudice civile rappresenta uno sviluppo di notevole rilevanza, poiché trasferisce il nucleo della questione dalla sfera del diritto civile a quella del diritto penale. La valutazione sulla sussistenza o meno di un dolo nella condotta di Corona spetterà ora agli investigatori e, in ultima analisi, a un eventuale giudice penale. Questo passaggio, per sua natura, apre una fase ulteriore e più gravosa, nella quale si dovrà accertare la volontarietà della violazione dell’ordinanza. La vicenda, che continua a svilupparsi tra aule di tribunale e pagine di cronaca, rimane sotto i riflettori per le sue implicazioni sia sul piano giuridico, sia su quello della tutela della riservatezza nell’era digitale.

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