Il giudice Pertile trasmette gli atti alla Procura: Corona “si compiace” dell’inosservanza dell’inibitoria per i video su Signorini
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il provvedimento cautelare emesso dal giudice civile Roberto Pertile, lo scorso 26 gennaio, non è stato semplicemente disatteso; è stato, stando agli atti, ostentatamente rifiutato. Di fronte all’ordinanza che imponeva a Fabrizio Corona la rimozione immediata di tutti i contenuti del format Falsissimo dedicati ad Alfonso Signorini – oltre al divieto assoluto di diffondere nuovo materiale diffamatorio e alla consegna fisica delle chat e delle immagini private utilizzate nelle puntate – l’ex agente fotografico, assistito dall’avvocato Ivano Chiesa, ha opposto una strategia che il magistrato milanese ha definito inequivocabilmente dolosa -1-2-6.
Non si tratta, infatti, di una semplice inerzia nell’adempimento. Il giudice Pertile, nel trasmettere formalmente gli atti al pubblico ministero, ha rilevato un elemento aggravante che trascende la mera violazione: Corona, lungi dall’attenuare la propria condotta, ne avrebbe tratto materia per una nuova narrazione pubblica, compiacendosi – sono parole testuali del provvedimento – del proprio “illecito rifiuto” -2-8. Un comportamento che il tribunale ha ricondotto all’ipotesi di reato di cui all’articolo 388 del codice penale, la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, fattispecie che espone l’interessato a una pena editiale fino a tre anni di reclusione -5-8.
La strategia difensiva tra censura e palcoscenico
La replica del fronte Corona, lungi dall’arretrare di un centimetro, si è articolata su due piani distinti ma convergenti. Sul versante strettamente giudiziario, i legali hanno depositato un atto di reclamo contro l’ordinanza inibitoria, contestando quella che viene definita come una vera e propria “censura preventiva” -1-9. L’avvocato Ivano Chiesa, storico difensore dell’ex re dei paparazzi, ha spostato il baricentro della contesa sul terreno della libertà di espressione, garantita dalla Costituzione, sostenendo che l’intento del suo assistito non fosse quello di violare la privacy di Signorini, bensì di denunciare “l’esistenza di un sistema che avrebbe comportato la commissione di reati” -1.
Parallelamente, però, Corona ha innestato una marcia operativa alternativa. Escluso dalle principali piattaforme social dopo le iniziative legali intraprese da Mediaset e dallo stesso conduttore del Grande Fratello, ha riaperto un profilo su Instagram e continua a utilizzare canali Telegram, ma la vera novità è lo spostamento del racconto dal web al palco -2-9. Falsissimo si trasforma in uno spettacolo teatrale: cinque date già annunciate per il mese di maggio, con partenza dal teatro di Milano. Un espediente, questo, che permette di aggirare il silenzio imposto dagli hosting provider – contro i quali i legali di Signorini, gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, hanno peraltro già sporto denuncia per concorso in diffamazione aggravata – e di riconfigurare il contenuto giornalistico in performance dal vivo -1-3-9.
Il quadro giudiziario complesso e le ramificazioni dell’inchiesta
La vicenda civile, che vede Pertile costretto a reiterare la necessità di una denuncia penale, si innesta su un tronco investigativo ben più articolato, di competenza della Procura di Milano. I pm Letizia Mannella e Alessandro Gobbis stanno infatti scandagliando diversi filoni che hanno come epicentro le relazioni, i presunti abusi e il flusso di informazioni riservate finite nel mirino di Corona -4.
Nelle ultime settimane, è stato interrogato Alessandro Piscopo, l’ex manager di Antonio Medugno – il giovane ex concorrente del Grande Fratello Vip che ha denunciato Signorini per violenza sessuale ed estorsione – iscritto nel registro degli indagati per revenge porn. Sarebbe stato lui, secondo gli accertamenti della polizia, a consegnare a Corona le chat e le foto, risalenti a circa cinque anni fa, che ritraevano i dialoghi privati tra il modello e il conduttore -4. Materiale poi trasmesso senza veli nella prima puntata di Falsissimo e che ha determinato, a cascata, sia la denuncia di Signorini contro Corona per lo stesso reato di revenge porn, sia la contro-denuncia del conduttore che si ritiene vittima di una campagna diffamatoria pianificata a scopo di lucro -4-6.
I legali di Medugno, Cristina Morrone e Giuseppe Pipicella, hanno intanto respinto con fermezza le ricostruzioni della difesa di Signorini, secondo cui il loro assistito sarebbe “abituato a proporsi” per ottenere successo; una linea, quella del conduttore, che tenta di ridimensionare la portata delle accuse riportando la vicenda al rango di gossip, mentre i suoi avvocati ribadiscono la gravità di quei messaggi, nei quali individuano una “commistione continua tra proposte sessuali e l’ingresso nella Casa” -7.
Le sanzioni accessorie e l’inasprimento della posizione di Corona
Sullo sfondo del braccio di ferro con la magistratura civile, pesano anche provvedimenti economici e amministrativi che complicano ulteriormente lo scenario per Corona. La Consob, nelle more della vicenda, ha deliberato una sanzione di duecentomila euro nei suoi confronti per la violazione del regolamento europeo MiCAR, relativo all’offerta al pubblico della memecoin a suo nome, giudicata irregolare in assenza del necessario white paper approvato -3-10.
Un cumulo di procedimenti che, unito alla decisione del giudice Pertile di non limitarsi alla mera segnalazione ma di procedere con l’invio degli atti in Procura, restringe progressivamente lo spazio di manovra dell’ex fotografo. L’ordinanza originaria prevedeva già una penale di duemila euro per ogni singola violazione e per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione, oltre al pagamento delle spese legali quantificate in novemila euro -6-10. Tuttavia, l’aspetto penalmente rilevante, oggi al vaglio del pubblico ministero, non attiene più soltanto al danno patrimoniale o alla violazione della privacy altrui, ma si concentra sulla sfida aperta all’autorità stessa del provvedimento giudiziale.




