Ikea, sciopero nazionale: "Un'ora di lavoro vale meno di un mobile di cartone"
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Redazione Interno
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Un corteo improvvisato ha attraversato gli scaffali del punto vendita di Carugate, trasformando gli spazi ordinati della multinazionale svedese in un palcoscenico di protesta, mentre i dipendenti, in una giornata di sciopero nazionale, ribadivano con amarezza che un'ora della loro fatica viene valutata economicamente meno di alcuni dei prodotti che sono chiamati a movimentare. "Ci stanno smontando pezzo per pezzo, invece di montarci", hanno sottolineato, denunciando una condizione percepita come di progressivo indebolimento.
La protesta si allarga da Nord a Sud
La mobilitazione, proclamata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dopo l'ultimo, fallito, tentativo di trattativa, non si è limitata al Nord. A San Giovanni Teatino, secondo le stime dei sindacati, ha aderito circa il quaranta per cento del personale, che ha presidiato l'ingresso dello store, mentre a Bari i lavoratori si sono radunati davanti all'ingresso principale. La richiesta è univoca e ruota attorno a due cardini: il rinnovo del contratto integrativo aziendale, la cui scadenza risale ormai al 2019, e una profonda revisione del sistema premiale attuale, giudicato "inaccettabile" perché, nella maggior parte dei negozi, finisce per non riconoscere alcun bonus ai dipendenti.
Un sistema premiale contestato
"Ikea sta macinando utili, ma non vuole ridistribuire la ricchezza con chi qui lavora", è l'accusa lanciata dai rappresentanti sindacali a Carugate, dove si erano riuniti i lavoratori di tutto il Nord Italia. La volontà espressa è quella di far uscire il conflitto dalla cerchia degli addetti ai lavori: "Vorremmo che chi compra i mobili sapesse come vengono trattati i dipendenti", hanno affermato, tentando di portare all'attenzione della clientela una vertenza che si trascina da troppo tempo. Le aperture festive e i modelli di flessibilità imposti costituiscono, nel quadro generale, ulteriori elementi di criticità che alimentano il malcontento.
La vertenza e i nodi irrisolti
La sostanza del contendere rimane ancorata alla mancanza di un accordo integrativo da sei anni, un periodo giudicato eccessivo dai sindacati, che chiedono non solo la firma di un nuovo testo ma anche meccanismi premianti capaci di valorizzare concretamente le professionalità. L'attuale meccanismo, secondo quanto spiegato dal segretario generale barese della Filcams, Antonio Ventrelli, risulta infatti inadeguato e penalizzante. La protesta di questi giorni, con i suoi presidi e le sue adesioni differenziate sul territorio, segnala la necessità di una svolta negoziale che l'azienda, finora, non ha voluto o potuto concedere.




