Vertice dei Volenterosi a Kiev, Zelensky: «Situazione difficile ma l’Ucraina non cadrà». Via libera di Londra agli Storm Shadow
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Redazione Esteri
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Nel giorno del trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina, la capitale ucraina ha ospitato una riunione ad alto livello della cosiddetta Coalizione dei volenterosi, il gruppo di nazioni che hanno promesso un sostegno militare e finanziario a lungo termine per resistere all’invasione russa. Volodymyr Zelensky, intervenuto davanti ai leader europei presenti a Kiev e a quelli collegati in videoconferenza, ha riconosciuto la complessità del momento ma ha ribadito con forza la determinazione del suo Paese a non cedere: «La situazione è molto difficile, ma l’Ucraina non cadrà».
L’incontro, che si è svolto proprio nella data simbolica del 24 agosto, ha assunto un valore politico e strategico rilevante, confermando il fronte occidentale compatto intorno a Kyiv nonostante i segnali di stanchezza che affiorano in alcune capitali europee.
Il primo viaggio di Burnham da premier e il paragone con Londra
Il primo ministro britannico Andy Burnham è arrivato a Kiev in treno, segnando con questa visita il suo primo impegno internazionale ufficiale da quando il Partito Laburista ha conquistato la guida del governo. L’arrivo del leader britannico, avvenuto alla vigilia della ricorrenza, è stato accolto come un gesto di forte vicinanza politica e morale, oltre che come un segnale concreto di continuità nell’assistenza militare.
Nel suo discorso pubblico, Burnham ha tracciato un parallelo storico tra la resistenza ucraina e quella del Regno Unito durante la seconda guerra mondiale, esortando gli ucraini a mantenere accesa «la fiamma della libertà» come fece Londra contro il nazismo. «Da trent’anni la Russia cerca di mettere fine alla vostra indipendenza – ha dichiarato il premier britannico – ma ha fallito: siete una democrazia viva con un brillante futuro davanti».
L’intervento ha inoltre ribadito l’impegno concreto della Coalizione dei volenterosi a fornire tutto l’aiuto militare necessario, senza limitarsi alla sola difesa passiva.
Il via libera agli Storm Shadow e la reazione di Mosca
L’annuncio più significativo emerso dalla giornata di vertice riguarda l’autorizzazione concessa da Londra per la produzione in Ucraina dei missili da crociera Storm Shadow, un’arma a lungo raggio che finora era stata fornita dal Regno Unito e dalla Francia solo in numero limitato e con restrizioni operative. Il progetto, che coinvolge anche Parigi, prevede ora un trasferimento tecnologico che consentirà a Kiev di assemblare e produrre autonomamente questi sistemi d’arma, ampliando notevolmente la capacità di colpire obiettivi logistici e di comando russi nelle retrovie.
Il premier Burnham ha spiegato che l’obiettivo non è solo potenziare la difesa aerea ucraina, ma anche mettere in condizione le forze di Kiev di distruggere i missili russi prima ancora del loro lancio, intervenendo così sulle rampe di partenza e sulle basi aeree nemiche. Come era prevedibile, la decisione ha scatenato una reazione immediata da Mosca: il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha accusato Londra di «gettare benzina sul fuoco» e di perseguire una strategia volta a impedire qualsiasi soluzione negoziale del conflitto, alimentando invece l’escalation militare.
L’appello di Zelensky e i fondi europei in giornata
Volodymyr Zelensky, nel suo intervento, ha rivolto un appello diretto ai leader europei, distinguendo chiaramente il ruolo dei partner occidentali da quello dei soldati ucraini al fronte: «Non vi chiediamo di combattere per noi», ha specificato il presidente, chiedendo invece di «dare all’Ucraina tutto ciò di cui ha bisogno per fermare questa guerra». Una richiesta che, nel concreto, si traduce in un costante flusso di munizioni, sistemi anticarro, artiglieria e ora anche in tecnologia per i missili a lunga gittata.
In parallelo al vertice politico-militare, è arrivata anche la conferma di un nuovo pacchetto di aiuti finanziari da parte dell’Unione Europea, che ha stanziato 6,1 miliardi di euro a sostegno delle casse statali ucraine e per la ricostruzione delle infrastrutture energetiche danneggiate dai bombardamenti.
La giornata del 24 agosto ha così assunto i contorni di una doppia celebrazione, da un lato quella della memoria storica dell’indipendenza ottenuta nel 1991 e dall’altro quella di una rinnovata alleanza militare ed economica con l’Occidente, in un momento in cui le operazioni sul campo restano estremamente complesse e le prospettive di una tregua appaiono ancora lontane.
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