The ritorno di Spielberg tra i dinosauri: la miniserie “The Dinosaurs” conquista la vetta delle classifiche Netflix
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non era affatto scontato, considerando l’enorme mole di contenuti che affollano quotidianamente il catalogo, eppure il richiamo dell’era mesozoica, specialmente quando a evocarla è Steven Spielberg, si è rivelato ancora una volta irresistibile per il pubblico di Netflix. La miniserie documentario “The Dinosaurs”, prodotta dal regista premio Oscar e narrata dalla voce inconfondibile di Morgan Freeman, ha letteralmente scalato le classifiche globali della piattaforma a pochissimi giorni dal suo debutto, fissato per il 6 marzo. Si tratta di un’ascesa fulminea che l’ha portata a conquistare il primo posto in ben sessantaquattro paesi, dall’Italia alla Polonia, passando per gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, un risultato che conferma quanto il fascino per queste creature preistoriche rimanga intatto attraverso le generazioni.
Il progetto, nato dalla collaborazione tra la Amblin Documentaries e la Silverback Films, le stesse menti che quattro anni fa avevano realizzato “Life on Our Planet”, si propone di alzare ulteriormente l’asticella della divulgazione naturalistica, abbandonando i classici canoni del documentario per abbracciare una narrazione più epica e cinematografica. In soli quattro episodi, della durata di circa quarantacinque minuti ciascuno, si ripercorrono oltre centosessanta milioni di anni di storia, dalle origini di queste creature nel periodo Triassico fino alla loro drammatica scomparsa, avvenuta in seguito all’impatto dell’asteroide, un evento cataclismatico che viene ricostruito con una potenza visiva inedita per il piccolo schermo. La regia, affidata a Nick Shoolingin-Jordan, evita volutamente le interviste con esperti in studio per immergere lo spettatore in un flusso narrativo continuo, quasi fosse una serie drammatica, dove i dinosauri sono gli unici, veri protagonisti.
Dal punto di vista tecnico, il lavoro svolto da Industrial Light & Magic, la storica casa di effetti speciali fondata da George Lucas, merita una menzione particolare per l’approccio scelto. Lungi dal cercare un fotorealismo forse ancora irraggiungibile, le animazioni in computer grafica puntano tutto sulla spettacolarità e sulla resa tattile degli animali: si rimane incollati allo schermo quando la camera virtuale si avvicina per mostrare le piume di un esemplare di Anchiornis o la struttura corazzata di un Ankylosaurus, restituendo un senso di presenza fisica che va oltre la mera ricostruzione scientifica. La colonna sonora di Lorne Balfe, che aveva già firmato le musiche di “Life on Our Planet”, sostiene il racconto con orchestrazioni poderose, accompagnando lo spettatore in un viaggio che è al tempo stesso educativo e profondamente emozionale, capace di far provare una sorta di straniamento di fronte a un mondo tanto lontano ma reso improvvisamente familiare.
L’accoglienza della critica e le prime reazioni tra gli addetti ai lavori
Il riscontro da parte della critica internazionale è stato a dir poco trionfale, tanto da regalare alla miniserie un raro punteggio del cento per cento su Rotten Tomatoes, un traguardo che non capitava da tempo per una produzione di questo genere. Viene lodata soprattutto la capacità del team di coniugare il rigore dei cinque consulenti scientifici coinvolti con un’intrattenimento di altissimo profilo, evitando le secche di una lezione nozionistica per restituire invece il ritmo incalzante di un blockbuster. D’altronde, lo stesso Spielberg, che qui torna a occuparsi di dinosauri a oltre trent’anni di distanza dal primo, indimenticato “Jurassic Park”, non ha mai fatto mistero di voler stimolare la curiosità del grande pubblico, e questa volta lo fa da una prospettiva più matura e documentaristica, certo, ma senza rinunciare a quel senso di meraviglia che da sempre contraddistingue la sua filmografia.
Un successo costruito su nostalgia e innovazione tecnologica
Le ragioni di questo boom di visualizzazioni, che ha spinto il trailer ufficiale a superare abbondantemente i tredici milioni di views su YouTube ancor prima della messa in onda, vanno cercate in una combinazione di fattori ben precisi. Da un lato, c’è la componente nostalgica: per chi è cresciuto con i film della Universal, vedere il nome di Spielberg associato a quelle creature evoca immediatamente ricordi potenti, un legame emotivo che difficilmente si spezza. Dall’altro, la miniserie rappresenta un balzo in avanti notevole nel modo di raccontare la scienza in televisione, mostrando, per esempio, i comportamenti sociali dei Tirannosauri o le migrazioni degli Edmontosauri con una dovizia di particolari che solo pochi anni fa sarebbe stata impensabile. Non mancano, va detto, alcune voci critiche emerse tra i paleontologi su Reddit, dove qualcuno ha segnalato qualche imprecisione di troppo nella pronuncia dei nomi scientifici o una certa tendenza a semplificare alcuni passaggi evolutivi, ma si tratta di osservazioni che non scalfiscono più di tanto il giudizio complessivo, rimasto entusiasta.
L’impatto sul catalogo e la concorrenza delle altre produzioni
L’arrivo di “The Dinosaurs” ha inevitabilmente rimescolato le carte nella top ten delle serie più seguite, spodestando titoli di fiction ben più blasonati e confermando la bontà della strategia di Netflix di investire pesantemente sui documentari di storia naturale. La presenza in contemporanea sui cataloghi di diversi film del franchise di “Jurassic World” ha probabilmente alimentato un circolo virtuoso, spingendo gli utenti a confrontare la rappresentazione romanzata dei film con quella più fedele alle conoscenze attuali offerta dalla miniserie. Resta da vedere se questa ascesa subirà un rallentamento con l’uscita delle prossime novità in programma, ma per il momento il dominio dei dinosauri, in streaming, appare incontrastato e destinato a far parlare di sé ancora a lungo, testimoniando come la loro storia, fatta di ascesa, trionfo e caduta, continui a esercitare un richiamo potente sull’immaginario collettivo.




