Roma nel caos del rilancio: tra i soldi di Nelson, il palazzo di Matiasic e il silenzio sui titoli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La febbre del basket, a Roma, è tornata a salire con un’intensità che non si registrava dai tempi dello scudetto della Virtus, eppure chi osserva da vicino il movimento nella Capitale racconta di una scena divisa in due, o forse in tre, priva di un centro unitario. Da un lato c’è la cordata internazionale guidata da Donnie Nelson – quella con il sostegno (e i soldi) di Luka Doncic, personaggio di caratura mondiale –, che ha già acquisito un titolo sportivo di Serie A, ovvero quello della Vanoli Cremona, e che intende trasferirlo immediatamente nella città eterna.

Dall’altro lato, invece, c’è l’avvocato italoamericano Paul Matiasic, che dopo aver lasciato Trieste si è assicurato il PalaEur (conosciuto anche come Palazzo dello Sport) per una cifra da capogiro, ben venti volte superiore alla base d’asta, ma che al momento non dispone di alcuna licenza per partecipare al massimo campionato.

Tra questi due progetti, entrambi ambiziosi, si consuma un paradosso che la dirigenza della LBA e la stessa Federazione, al momento, sembrano guardare senza intervenire, lasciando sul terreno una domanda pesante: quale delle due Roma, se non entrambe, sarà realmente ai nastri di partenza?

Il "Vate" Bianchini e il nome: Roma Basket Club

Valerio Bianchini, uomo simbolo della storia cestistica capitolina e dirigente del gruppo Nelson, ha rotto il silenzio nei giorni scorsi per provare a dare un’identità a quello che molti considerano il progetto più solido sulla carta. Ai microfoni de Il Fatto a Spicchi, Bianchini ha rivelato che la nuova società si chiamerà probabilmente Roma Basket Club, ammettendo la possibilità di un suffisso o di un nickname in stile americano – una concessione al marketing – ma specificando con una certa ironia che «non vogliamo fare un’americanata».

La presentazione ufficiale, con tanto di colori sociali e canotte, è prevista per il 25 giugno, e il messaggio che arriva dal fronte Nelson è chiaro: questa squadra giocherà subito in Serie A nella prossima stagione, con l’obiettivo dichiarato di essere pronti per una futura Nba Europe. Eppure, e qui sta il nodo della questione, manca ancora un dettaglio non secondario: l’arena. Perché mentre Matiasic ha già staccato un assegno da sei milioni di euro per l’ente Eur, il gruppo di Nelson sembra destinato a giocare al PalaTiziano, impianto da appena 3.

500 posti tecnicamente non all’altezza dei requisiti dell’Eurolega.

La "guerra" silenziosa per il palazzo

La situazione si complica ulteriormente se si analizza la strategia di Matiasic, il quale, sprovvisto di un proprio titolo, sta provando a rimediare sul mercato – e lo sta facendo nel modo più controverso possibile. Secondo le ricostruzioni raccolte nei corridoi della Lega, l’avvocato avrebbe messo gli occhi sul titolo sportivo della Germani Brescia, una delle squadre più solide del campionato, che proprio in questi giorni sta disputando una tesissima semifinale scudetto contro l’Olimpia Milano.

L’indiscrezione, rimbalzata tra i tifosi e ripresa da diverse testate, ha gettato nello sconforto la tifoseria organizzata bresciana: gli Irriducibili Leonessa hanno pubblicato un comunicato durissimo, parlando apertamente di “incubo” e chiedendo garanzie a una proprietà che, nel bel mezzo della corsa al tricolore, preferisce mantenere il massimo riserbo. Che Brescia venda o meno il proprio titolo, il dato di fatto è che, mentre si gioca il basket che conta, i dirigenti trattano sottobanco il futuro delle franchigie.

Un sistema, quello italiano, che mostra tutte le sue crepe quando una piazza come Roma cerca di rinascere.

Cremona e il rischio di un ingorgo nella Capitale

Non bisogna poi dimenticare il terzo incomodo, la cui esistenza rende il quadro ancora più sibillino: la Virtus Roma, che nonostante le difficoltà finanziarie del passato sta provando a risalire la china dalla Serie B, lottando per un posto in A2 in una finale playoff contro Montecatini. Il progetto di Nelson, con il suo trasloco immediato nella massima serie, rischia di schiacciare questa realtà più piccola oppure, ipotizzano alcuni addetti ai lavori, potrebbe assorbirla o collaborarci.

Bianchini, nel suo intervento, ha lasciato aperta questa porta, auspicando una «collaborazione di ampio livello» con la Virtus. Ma la sensazione, leggendo il Corriere della Sera che titola senza mezzi termini "Caos Capitale", è che il ritorno di Roma sulla scacchiera dell’Eurolega (dove la competizione ha ufficialmente inserito la città nella lista delle candidate per l’espansione del 2027-28 insieme a Berlino e Londra) sia più una gara a chi ce la fa prima che un progetto organico di sviluppo.

Per il tifoso comune, quello che aspetta da sei anni di riabbracciare il grande basket, l’importante è che qualcuno scenda davvero in campo. Ma per chi scrive, la preoccupazione è un’altra: che questo caos, invece di generare una squadra forte, generi solo due poltrone vuote e un’altra occasione persa.

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