Trump e Kennedy jr. riducono le vaccinazioni obbligatorie per i bambini

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’amministrazione Trump, che aveva più volte annunciato di voler rivedere le politiche vaccinali nazionali, ha dato seguito al proposito attraverso una delibera che ha immediatamente sollevato aspre polemiche nel mondo scientifico. La decisione, presa a pochi giorni dall’avvio del nuovo anno e confermata dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, riduce drasticamente il numero di vaccinazioni pediatriche raccomandate per tutti i minori. Il programma, che fino a ieri ne contemplava diciassette, ne include ora undici, con l’esclusione, tra gli altri, di quelli contro il Covid-19, il virus respiratorio sinciziale, l’epatite A e B, il rotavirus e la meningite. Alcuni di questi verranno consigliati soltanto a categorie specifiche di individui considerati ad alto rischio, oppure potranno essere somministrati previa valutazione medica, segnando un netto cambiamento rispetto alla prassi consolidata negli ultimi decenni.

Il ruolo del dipartimento della Salute

A guidare il dipartimento della Salute, organismo che ha formalmente annunciato il provvedimento, è Robert F. Kennedy Jr., personalità da tempo nota per le sue posizioni scettiche, se non apertamente critiche, verso alcune immunizzazioni di massa. La sua nomina, voluta dal presidente Trump, aveva già generato perplessità tra gli addetti ai lavori, i quali oggi vedono materializzarsi quelle che considerano le peggiori previsioni. La revisione del calendario vaccinale, del resto, rappresenta un obiettivo manifesto sia del segretario sia del capo della Casa Bianca, i quali più volte hanno espresso riserve sull’obbligatorietà di diverse profilassi, ritenendole talvolta superflue o addirittura controproducenti. Il nuovo indirizzo, pertanto, non giunge inaspettato, sebbene la sua implementazione rapida e l’ampiezza dei tagli abbiano sorpreso molti osservatori.

Le reazioni del settore medico

La risposta delle principali associazioni mediche e di una parte consistente della comunità scientifica è stata di netta condanna, definendo la mossa un arretramento pericoloso per la salute pubblica. Numerosi esperti hanno sottolineato come la decisione indebolirà le difese collettive contro una serie di malattie, esponendo i più piccoli a rischi che erano stati tenuti sotto controllo proprio grazie alle estese coperture vaccinali degli anni passati. C’è chi, in toni drammatici, ha parlato di “un giorno buio per i bambini e per il Paese”, evidenziando come il passo compiuto dagli Stati Uniti sia senza precedenti nella sua portata riduttiva. Le proteste, per quanto veementi, non hanno per il momento incrinato la determinazione dell’esecutivo, il quale ha fatto intendere di considerare chiusa la questione, almeno nell’immediato.

Il quadro generale e le prospettive

Il tema delle vaccinazioni pediatriche, divenuto oggetto di un acceso dibattito politico e sociale, si prospetta come uno degli argomenti centrali nella campagna per le imminenti elezioni di midterm, in programma tra nove mesi. La partita, come noto, sarà decisiva per confermare o meno l’indirizzo dell’attuale governo, e la questione sanitaria rappresenterà senza dubbio un banco di prova cruciale per misurare il consenso delle diverse fazioni. I dati, d’altronde, mostrano già una tendenza al ribasso nelle somministrazioni ai minori, un fenomeno che la nuova politica potrebbe ulteriormente accentuare, con esiti difficili da prevedere ma che molti epidemiologi guardano con preoccupazione. La cronaca nera, del resto, ha già registrato casi, seppur isolati, di malattie infettive tornate a manifestarsi in contesti dove la copertura vaccinale è calata, episodi che le inchieste giudiziarie stanno occasionalmente esaminando per accertare eventuali nessi di causalità.

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