“Famiglia nel bosco”, l'Anm bacchetta il governo: "Attacchi scomposti e offensivi, serve rispetto per le istituzioni"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’associazione nazionale magistrati, attraverso la voce della sua presidente per la sezione Abruzzo, ha duramente stigmatizzato le dichiarazioni di alcuni esponenti dell’esecutivo, giudicandole un attacco "scomposto e offensivo" rivolto alla magistratura e pronunciato, per di più, in assenza di una conoscenza completa dei fatti, visto che le motivazioni del provvedimento giudiziario non erano ancora state pubblicate. L’intervento, che ha definito inaccettabile il tono utilizzato, è arrivato a seguito delle critiche mosse pubblicamente da due ministri nei confronti dei giudici della Corte d’Appello dell’Aquila, i quali hanno confermato la decisione di allontanare dalla propria abitazione i tre minori della cosiddetta "famiglia nel bosco". La vicenda, che ha suscitato un ampio dibattito pubblico, riguarda una coppia di origine anglo-australiana che viveva con i figli in una zona boschiva della provincia di Chieti, situazione dalla quale i minori sono stati poi allontanati per essere collocati in una struttura protetta.

La solidarietà dell’associazione ai colleghi giudici

La giunta esecutiva del distretto aquilano dell’Anm ha espresso, in maniera netta e formale, la propria solidarietà ai magistrati coinvolti, i quali si sono trovati al centro di un fuoco di critiche istituzionali per una sentenza emessa nell’ambito di un procedimento delicatissimo. Il provvedimento in questione, come sottolineato dall’associazione, non fa che confermare una precedente ordinanza emessa dal tribunale per i minorenni, la quale aveva già disposto la sospensione della responsabilità genitoriale e il conseguente collocamento dei bambini in una casa famiglia, decisione maturata dopo una valutazione complessiva delle condizioni di vita dei minori stessi.

Le motivazioni della Corte d’Appello

Le motivazioni del rigetto del ricorso, rese pubbliche successivamente alle polemiche, delineano un quadro in cui i giudici, pur riconoscendo gli sforzi di collaborazione profusi dai genitori dopo l’allontanamento, hanno ravvisato elementi di grave criticità tali da giustificare la permanenza dei figli fuori dal nucleo familiare. Tra le carenze più rilevanti, quelle relative all’istruzione dei minori, con la figlia maggiore che, stando agli accertamenti, non sapeva né leggere né scrivere, e quelle concernenti l’igiene personale, fattori che hanno portato i giudici a qualificare come fortemente deprivante l’ambiente socio-ambitativo in cui i bambini erano inseriti. La decisione, di conseguenza, ha stabilito che i tre fratelli trascorreranno le festività natalizie nella struttura di Vasto, lontano dai genitori.

Il nodo della separazione dei minori

La permanenza in casa famiglia, quindi, non appare come una misura punitiva ma come l’esito di una valutazione centrata esclusivamente sulla tutela del superiore interesse dei minori, valutazione che ha pesato sulla bilancia le gravi lacune riscontrate nei campi fondamentali dell’educazione scolastica e della cura della persona. La vicenda, al di là delle polemiche politiche che l’hanno investita, rimane un caso complesso di cronaca giudiziaria, dove le istituzioni preposte alla protezione dell’infanzia hanno operato delle scelte che, seppur dolorose, sono motivate da specifiche carenze accertate, e che hanno portato a ritenere necessario un percorso di recupero al di fuori del contesto familiare originario.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.