L'industria automobilistica europea affronta una tempesta perfetta
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Redazione Economia
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L'industria automobilistica europea, già messa a dura prova negli ultimi anni dalla pandemia, dalla guerra e dalla carenza di chip, si trova ora ad affrontare una nuova crisi, forse la più intensa e pericolosa. Le auto elettriche, che dovevano rappresentare il futuro del settore, sono in affanno, con fabbriche che chiudono, comprese quelle tedesche, un tempo considerate intoccabili. A complicare ulteriormente la situazione, le multe previste dall'Unione Europea per il superamento dei limiti di CO2 nel 2025 e la crescente presenza dei produttori cinesi sul mercato europeo.
Germania e Italia, storicamente rivali nel settore automobilistico, hanno trovato un'inedita alleanza contro i limiti imposti dalla UE. Durante un incontro a Berlino tra il ministro federale dell'Economia, Robert Habeck, e il suo omologo italiano, Adolfo Urso, è stata confermata la convergenza italo-tedesca: "No alle multe, i soldi servono alle aziende per investire". Questa posizione è stata ribadita anche da altri sei Paesi europei, tra cui Austria, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Polonia, che hanno chiesto di anticipare al 2025 la revisione delle norme sulle emissioni di CO2 delle auto, attualmente prevista per il 2035.
Il documento, redatto dall'Italia e dalla Repubblica Ceca, sarà presentato giovedì al Consiglio UE Competitività a Bruxelles, alla presenza del ministro Urso. La Polonia ha già aderito al non-paper italiano, come confermato dal colloquio tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro degli Affari Europei della Polonia, Ignacy Niemczycki.
In questo contesto, l'industria automobilistica europea si trova a dover navigare tra le pressioni normative e la necessità di innovare per rimanere competitiva. La sfida è duplice: da un lato, rispettare i limiti di emissioni imposti dalla UE, dall'altro, contrastare l'avanzata dei produttori cinesi, che stanno guadagnando sempre più terreno sul mercato europeo.




